campo di grano con voli di corviDisturbi Psichici e Nuove Dipendenze

a cura del 

  Dr Gaspare Costa

Psicologo - Psicoterapeuta in Formazione- SPC

 Inscritto all'Albo degli Psicologi  della Reg. Toscana n�5040  - P. IVA 01206950451 -

 

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Area Sviluppo e Relazione

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Teoria dell'Attaccamento

Teoria delle Relazioni Oggettuali, Attaccamento e Motivazione

 a cura del Dr Gaspare Costa

La teoria dell�attaccamento ha avuto il suo maggior successo, in campo psicoanalitico, all�interno di quella che viene definita teoria delle relazioni oggettuali. Della quale in questa sede, verr� fatto un excursus sia dei principi sia  degli autori pi� rappresentativi. IL punto di accordo tra gli autori di cui sotto sta nell'importanza assegnata all'�oggetto� sin dalle prime fasi dello sviluppo.  Mentre Freud mette al centro dello sviluppo la pulsione e le sue complesse vicissitudini, con gli autori presi in considerazione il baricentro si sposta verso l�oggetto. Secondo Grimberg e Grimberg,[1] i rapporti oggettuali sono di enorme importanza nella strutturazione  dell�identit�, per la necessit�, da parte dell�individuo, di disporre di oggetti su cui proiettare le ansie persecutorie e depressive che egli non pu� tollerare, e  la cui intensit� impedisce all�Io di organizzarsi e stabilizzarsi adeguatamente.

La loro importanza risiede, inoltre, nel costituire fonte di elementi di identificazione necessari alla costruzione dell�identit� e nel fungere da  punti di riferimento indispensabili per la differenziazione. Secondo Rayner[2] con la rilevanza data all�oggetto si � verificato un cambiamento in uno dei punti cardine della teoria psicoanalitica, che da teoria del desiderio sessuale � divenuta teoria del nutrimento emozionale. Detto con Laplanche e Pontalis:"la fonte, in quanto sostrato organico, passa nettamente in secondo piano, e si accentua il suo valore di semplice prototipo gi� riconosciuto da Freud". Gli autori che si rifanno alla teoria delle relazioni oggettuali, enfatizzano, dunque, la funzione �relazionale� dell�oggetto a scapito della concezione freudiana che vedeva in esso una pura appendice della scarica pulsionale.

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Per Rycroft[3] la relazione oggettuale non � la relazione  soggetto-oggetto, che sarebbe invece una relazione interpersonale, ma � la relazione del soggetto   con il suo oggetto. Si tratta di un chiarimento efficace, che evita, per esempio, i dubbi di Fine[4]che, nella sua storia della psicoanalisi conforma le due espressioni. L�autore precisa che si tratta di una teoria psicoanalitica dove la necessit� di legarsi agli oggetti � il fulcro, in contrasto con la teoria delle  pulsionali basata sul bisogno del soggetto di ridurre le tensioni istintuali. La chiarezza di Rycroft � forse pi� apprezzabile se mettiamo a confronto la sua definizione con quella di altri studiosi. Secondo Galimberti,[5]"dopo Freud la psicoanalisi ha preferito al termine "oggetto" l'espressione "relazione oggettuale"volendo sottolineare la primariet� della relazione rispetto all'individuo nel suo isolamento. Secondo l�autore, la relazione � prima di tutto un'interrelazione poich�  non si limita a indicare il modo con cui il soggetto forma i suoi oggetti, ma anche il modo in cui questi agiscono su di lui. Concetto si sposa brillantemente con quello di Modello Operativo Interno che sar� approfondito nel secondo capitolo.  Anche Laplanche e Pontalis,[6]nella loro Enciclopedia della psicoanalisi, sostengono che la relazione va intesa nel senso forte: si tratta, dicono gli autori, di un'interrelazione, cio� non solo del modo in cui il soggetto costituisce i suoi oggetti, ma anche del modo in cui questi modellano la sua attivit�. Ovvero, al centro delle relazioni oggettuali vi �, come vedremo, la reciprocit�. Guntrip[7] sottolinea l�importanza di studiare la relazionalit� o meglio � Le dinamiche emozionali della crescita del  bambino che sperimenta se stesso come  un diventare una persona nelle relazioni significative, in primo luogo con la madre, quindi con la famiglia e infine con il sempre pi� vasto mondo esterno.� La psicodinamica, dice Guntrip,[8] � lo studio del tipo di esperienza in cui c'� reciprocit� tra soggetto e oggetto, e dell'esperienza di svuotamento e perdita dell'Io quando relazione e reciprocit� falliscono."

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Merton Gill, [11]in accordo con Bowlby, [12] ha postulato l�esistenza di una pulsione innata verso le relazioni interpersonali. Tale ipotesi � in contrasto con la concezione freudiana dell�attaccamento interpersonale come secondario alla gratificazione pulsionale. La natura di questa pulsione, suggerisce Mitchell,[13]� molto differente rispetto a quella ipotizzata da Freud. Secondo l�autore, il fatto di porre l�attaccamento come primario suggerisce che esso ha propriet� motivazionali all�interno dell�organismo. Ma poich� l�attaccamento � per definizione interazionale, questo concetto di motivazione risulta molto differente da quello di <<pulsione>> in Freud. Quest�ultima, dice Mitchell,[14]presuppone motivazioni e significati a priori, interni all�individuo; significati  che vengono poi portati nell�interazione che ne subisce l�influenza.

Le motivazioni dell�attaccamento, nella concezione di Bowlby, spingono l�individuo a cercare il contatto in quanto contatto, l�interazione in s� e per s�, e non il contatto come mezzo di gratificazione o canalizzazione di qualcos�altro. Sandler,[15] la cui opera ha fortemente contribuito a ridefinire la teoria psicoanalitica della motivazione cosi si esprime �� L�importanza esclusiva attribuita alla gratificazione istintuale � stata sostituita dal tentativo di ottenere un senso prototipico di sicurezza come unificante obiettivo sottostante.� Sandler[16] pone l�accento sul sentimento di sicurezza di base, ritenendo che la maggior parte dei nostri comportamenti quotidiani ha la funzione di mantenere un minimo livello di sentimento di sicurezza. La presenza costante di oggetti familiari rende pi� facile al bambino mantenere il livello minimo di sentimento di sicurezza; tale processo �Non � necessariamente identico all�investimento libidico degli oggetti in quanto fonte di gratificazione pulsionale.�  Secondo l�autore, dunque, Il bisogno di questo �nutrimento� di affermazione e rassicurazione deve essere soddisfatto costantemente allo scopo di produrre un background di sicurezza e gli oggetti, esterni o interni, che lo forniscono diventano, per il bambino, oggetti di attaccamento. La trasformazione dell�assetto motivazionale della psicoanalisi (da teoria �pulsionale� a teoria �relazionale�) � forse la ragione pi� importante della riconsiderazione della teoria dell�attaccamento.  Ancor pi� che una specifica teoria, definita nei suoi contorni e nei suoi presupposti, l'espressione "relazioni oggettuali" evidenzia l'importanza che, nello sviluppo individuale e sociale, rivestono i rapporti, appunto le relazioni. Stella,[17]ha messo in luce che una relazione c�� gi� quando il bambino entra a far parte delle fantasie, delle aspettative, dei desideri dei genitori, e queste fantasie, questi desideri si coagulano in un progetto. In ogni caso, secondo l�autore, una relazione c��, anche se molto variabile da coppia a coppia e da nascituro a nascituro, durante la gravidanza. �Non c�� una madre senza un bambino� e, viceversa, non c�� un bambino senza una madre, ha scritto Winnicott. Questa frase riassume bene un�asse centrale, un�idea forte della cosiddetta teoria delle relazioni oggettuali.

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Un punto che sembra meritevole di riflessione ha a che fare con la natura dell�oggetto, ovverosia il suo carattere �reale� o �fantasmatico.� J. Bowlby, prendendo posizione nei confronti di M. Klein - che tuttavia rappresenta uno  spartiacque tra il modello freudiano e quello delle relazioni oggettuali- che sottolineava particolarmente il ruolo della fantasia inconscia e degli oggetti interni, ribadiva l�importanza dell�oggetto reale. Balint[18], nella prefazione a"La regressione",definisce l'oggetto come esistente di per s� per quanto sia sempre oggetto della fantasia. Secondo Stella[19] la linea di pensiero che sottolinea la funzione dell'oggetto ha consentito di portare alla luce l'importanza dell'attaccamento e dell'orientamento del bambino nei confronti di persone reali che cio� concretamente reagiscono al piccolo dell'uomo in modo estremamente vario. E' in questa linea di pensiero che Fairbairn,[20]per esempio, ha messo in luce l'effetto traumatico sul bambino della separazione dalla madre o, anche, il bisogno emotivo del bambino di attenzione da parte di entrambi i genitori. Oppure la necessit� di evitare che il bambino presenzi ai momenti di  intimit� sessuali tra i genitori.

Da oggi � in rete:

www.attacchidipanico-ansia.it

Il Sito completamente dedicato agli Attacchi di Panico e ai Disturbi d'ansia

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consultazione tesi integrale: http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=17235

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[1] Grinberg L. Grimberg R.,� Identit� e cambiamento�, Armando, Roma 1976

[2] Rayner, E. (1991), Gli indipendenti nella psicoanalisi britannica, Cortina, Milano, 1995

[3] Rycroft C. (1968), �Dizionario critico di psicoanalisi�, Astrolabio, Roma 1970

[4] Fine R. (1979), �Storia della psicoanalisi�, Boringhieri, Torino 1982

[5] Galimberti U. (1992), �Dizionario di psicologia�, Utet, Torino 1992

[6] Laplanche J., Pontalis J.B. (1967), �Enciclopedia della psicoanalisi�, Laterza, Bari, 1968

[7] Guntrip H. (1969),�Schizoid Phenomena, Object Relations and the Self�. International Universities              

     Press, New York p. 243

[8] Guntrip H.(1968), �Teoria psicoanalitica della relazione d�oggetto�, Etas Libri, 1975

[9] Horner A.J. (1991),�Relazioni oggettuali�, Cortina, Milano 1995

[10] Stern D.N. (1994), �One Way to build a clinically relevant baby�. Infant Mental Health Journal, 15, pp    

     36-54.

[11] Gill M. (1987),� The point of view of psychoanalysis: Energy discharge or person�, in �Attacchment and the therapeutic process�, International Universities Press, Madison, Ct

[12] Bowlby J. (1979), �Costruzione e rottura dei legami affettivi�, Cortina, Milano 1982

[13] Mitchell S.A. (1988),� Relational concepts in psychoanalysis�, Harvard University Press, Cambridge, Mass

[14] Vedi nota n� 89, cap. 1, pag. 25

[15] Sandler J. (1994), �Fantasy, defense, and the representational word�. In Infant Mental Health Journal, 15, pp. 27-35

[16] Sandler J. (1960a), �Il background della sicurezza2, in �La ricerca in psicoanalisi�, vol. 1, Boringhieri, Torino 1980

[17] Stella S.,  Rossati A. (a cura di),� Mondo interno e mondo esterno�, NIS, Roma, 1996

[18] Vedi nota n� 74, cap. 1, pag. 20

[19] Vedi nota n� 6, cap. 1, pag. 2

[20] Vedi nota n� 72, cap.1, pag. 20

 

 

 

 

 

 

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