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Definire lo Stalking
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I Comportamenti che
caratterizzano lo Stalking
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Cinque tipologie di
“Molestatore Assillante”
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Il Profilo della Vittima
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Misure per contrastare lo
Stalking
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Conseguenze psicologiche dello
Stalking
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La Legge Anti-Stalking
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Approfondimenti Bibliografici
Che cosa è lo Stalking
Lo
Stalking o “sindrome del molestatore assillante” si
caratterizza per la messa in atto di comportamenti ostili ed
insistenti finalizzati a perseguire la propria vittima;
questi comportamenti possono essere rappresentati da
comunicazioni intrusive ( ad es. telefonate, invio di sms,
e-mail, lettere, regali ecc.) o più esplicitamente da
comportamenti di controllo (pedinamenti, appostamenti,
visite a casa o nel luogo di lavoro, minacce o aggressioni)
che violano pesantemente la liberta e la privacy della
persona oggetto delle “attenzioni” generando uno stato di
forte pressione psicologica.
I
Comportamenti che caratterizzano lo Stalking
Il
termine Stalking, utilizzato nella cultura anglosassone per
indicare le strategie del cacciatore che bracca la preda,
ben si presta a rappresentare i comportamenti di
appostamento, pedinamento, raccolta d’informazioni e
controllo che lo Stalker mette in atto nei confronti della
propria vittima. In effetti, nonostante siano state
individuate diverse tipologie di Stalkers, sembra che queste
caratteristiche “predatorie” siano tipiche del molestatore
assillante. Come già accennato si possono individuare due
tipi di comportamenti che contraddistinguono lo Stalking
(Mullen P. E. & al., 2000): le comunicazioni intrusive
e i comportamenti di controllo:
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I comportamenti intrusivi
sono forme di comunicazione attraverso le quali lo
Stalker cerca di trasmettere alla vittima il proprio
stato emotivo, i propri affetti, bisogni, desideri,
intenzioni, stati d’animo; ovviamente queste
manifestazioni emotive possono risultare ambivalenti,
spesso contraddittorie, potendo oscillare tra
sentimenti diametralmente opposti come amore, rancore,
odio, vendetta e rabbia. A tale scopo il molestatore
perseguita la vittima inondandola di telefonate,
lettere, messaggi, sms, e-mail, regali e altri strumenti
idonei allo scopo.
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I comportamenti di controllo
consistono in tutte quelle strategie finalizzate a
“monitorare” costantemente la vittima; rientrano in tale
tipologia i pedinamenti, gli appostamenti, la
sorveglianza sotto casa, le “visite” nel luogo di
lavoro, le minacce, le aggressioni fino ai casi più
gravi di tentato omicidio o omicidio. In genere le due
tipologie di comportamento (intrusiva e di controllo)
viaggiano su binari paralleli e di norma vengono
entrambe utilizzate (in successione o a fasi alternate)
dal molestatore.
Cinque tipologie di “Molestatore Assillante”
Recentemente la ricerca criminologica e psicopatologica si è
posta l’obietto di delineare il profilo tipico dello Stalker,
dei tratti di personalità o degli aspetti psicopatologici
che, in qualche modo, potessero dare un marchio e una
“prevedibilità” al molestatore; di fatto appare impresa
alquanto difficile delineare un profilo unico cosi come
appare azzardato includere in una o poche categorie
diagnostiche gli eventuali aspetti psicopatologici che
caratterizzano lo Stalker. L’operazione di creare un profilo
unico dello Stalker e complicata da diversi aspetti;
innanzitutto non è affatto scontato che tutti gli Stalkers
siano affetti da una qualche forma di disturbo psichico, a
fronte di casi palesi come nel “delirio erotomane”
(vedi
Disturbo Delirante)
esistono molestatori in cui non si constata una vero e
proprio quadro psicopatologico o l’uso (abuso) di sostanze
come la cocaina o l’alcol. Lo Stalking è un fenomeno
complesso ed eterogeneo poiché lo stesso comportamento può
essere innescato da motivazioni diverse che solo l’attenta
analisi del caso specifico può decifrare. La chiave
motivazionale, ovvero l’attenta analisi dei bisogni e dei
desideri che innescano il comportamento molesto, ha
consentito di individuare cinque tipologie di Stalkers (Mullen
et al., 1999): “il risentito”, “il bisognoso di affetto”,”il
corteggiatore incompetente”,”il respinto” ed il “predatore”.
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La tipologia del “risentito”.
All’interno di questa categoria rientrano i molestatori
il cui comportamento è sospinto dal desiderio di
vendicarsi poiché ritengono di aver subito un danno; in
sostanza, lo stalker che rientra in questa tipologia
ritiene di essere stata la prima vittima ragion per cui
si sente autorizzato a contraccambiare l’offesa. I
molestatori che rientrano in questa categoria sono
particolarmente pericolosi poiché si sentono
“autorizzati” a far del male alla vittima, non di rado
metto in atto vere e proprie aggressioni fino a
spingersi al tentato omicidio o all’omicidio.
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La tipologia del “bisognoso di affetto”.
All’interno di questa tipologia rientrano i molestatori
il cui comportamento è innescato dal desiderio di
instaurare una relazione d’amore o di amicizia di cui
son convinti di aver un gran bisogno. Spesso la vittima
è scelta casualmente in base alle caratteristiche che lo
Stalker ritiene necessarie per lenire il suo bisogno
d’amore. Il rifiuto della vittima di stabilire una
relazione viene negato e reinterpretato come momentanea
difficoltà della stessa a lasciarsi andare a ciò che
veramente desidera (ovvero la relazione con lo Stalker);
rientrano in questa categoria i molestatori che
sviluppano un “delirio erotomane”.
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La tipologia del “corteggiatore incompetente”.
Rientrano in questa categoria i molestatori il
comportamento è spiegato dalle loro scarse capacità
sociali; lo Stalker che rientra in questa tipologia è un
pessimo corteggiatore e di solito manifesta il desiderio
di relazione con comportamenti rozzi, ripetitivi,
insistenti, fastidiosi, espliciti. Questo tipo di
molestatore di solito non si fissa per lungo tempo su
una persona specifica ma tende a reiterare gli stessi
schemi disadattavi con persone diverse.
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La tipologia del “respinto”. I
molestatori che rientrano in questa categoria mettono in
atto il comportamento di Stalking come conseguenza di un
rifiuto, perche sono stati lasciati; abitualmente
questo tipo di molestatore oscilla tra il desiderio di
ricongiungimento e quello di vendetta per la ferita
narcisistica subita. In genere presentano comportamenti
insistenti e di lunga durata poiché il controllo sulla
vittima, di solito l’ex, gli garantisce, seppure in una
forma patologica, di tenere in vita la relazione
attraverso il controllo. Appare evidente che il
comportamento di Stalking è fortemente correlato allo
stile di attaccamento disfunzionale che crea una sorta
di dipendenza dall’oggetto amato. La perdita
dell’oggetto amato è considerato da questi individui
come una condizione insopportabile, una sorta di
disintegrazione del Sé che li costringe a mettere in
atto qualsiasi comportamento, anche criminale, pur di
non rischiare di perderlo.
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La “tipologia del predatore”.
Rientrano in questa categoria i molestatori il cui
comportamento è motivato dal desiderio di avere rapporti
sessuali con la vittima. La logica perversa che motiva
questo tipo di molestatore e spiegata dal fatto che i
propri comportamenti, inducendo uno stato di paura e
impotenza nella vittima, non fanno altro che esaltarne
il potere e l’eccitazione.
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Il Profilo della Vittima
Il profilo della vittima, cosi come quello dello Stalker,
non può essere definito in maniera assoluta vista la
complessità e l’eterogeneità del fenomeno; tuttavia, studi
recenti affermano che la maggioranza delle vittime sono
donne tra i 18 e i 24 anni anche se per alcune tipologie di
Stalking (“il risentito” ed il “respinto”) la fascia più
colpita sembra essere quella delle donne tra i 35 e i 45
anni, ovvero donne che hanno già avuto relazioni, magari
durate molti anni, con chi adesso li molesta. Nonostante la
trasversalità del fenomeno sembra però che chi attua una
professione di aiuto (medici, psicologi, infermieri) incorre
in un rischio maggiore di divenire vittima di stalking;
sembra intuitivo pensare che chi, per lavoro, “raccoglie” i
bisogni e i desideri più intimi possa, con più facilita,
essere investito di affetto e aspettative non realistiche
che possono degenerare in condotte moleste e persecutorie.
Si pensi ad esempio al “transfert” che un paziente sviluppa
nei confronti del proprio terapeuta; il “transfert” è il
prodotto di una relazione terapeutica che consiste
nell’idealizzare, a volte fantasticando una relazione
amorosa, tutti gli aspetti del terapeuta, tale condizione se
non viene elaborata nelle giuste misure può rappresentare
l’embrione per una condotta molesta nei confronti del
terapeuta ( chi ricorda il film di Verdone “Maledetto il
giorno che ti ho incontrato”). Di contro l’altro rischio
delle professioni di aiuto è rappresentato dalla
frustrazione del paziente che non riesce a darsi delle
spiegazioni razionali della propria sofferenza
colpevolizzando gli operatori della salute che lo hanno
preso in carico.
Misure
per contrastare lo Stalking
Gli effetti dello Stalking hanno delle pesanti ripercussioni
sul benessere psicologico della vittima che sovente si trova
inerme ed indifesa; spesso il molestatore agisce, anche per
lunghi periodi, indisturbato e libero di poter mettere in
atto quei comportamenti vessatori che relegano la vittima
al ruolo di preda indifesa. La eterogeneità del fenomeno non
consente l’attuazione di misure di protezione uniche e
sicure, è però possibile mettere in atto alcuni
accorgimenti che possono aiutare la vittima a proteggersi in
modo più efficace e, contemporaneamente, scoraggiare lo
Stalker:
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Il primo passo verso queste condotte di “protezione”
consiste nel prendere atto del problema; spesso
lo Stalker mette in atto dei comportamenti che in una
certa misura vengono accettate, o quanto meno ritenuti
“naturali” dalla cultura di appartenenza, si pensi allo
stereotipo dell’uomo geloso e passionale che tende in
ogni modo di riconquistare l’amore dell’amata,
paradossalmente questo atteggiamento è quasi premiato,
se non addirittura ammirato; basti pensare al detto “in
guerra e in amore tutto è lecito” condiviso da molte
persone. Non è quindi scontato che i comportamenti
vessatori vengono subito percepiti come problema o,
quantomeno, vi può essere una forte resistenza a
riconoscerlo come tale.
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Fermezza e chiarezza.
Se le ragioni che muovono il comportamento del
molestatore consistono nel desiderio di riprendere o
instaurare una relazione occorre essere subito chiari e
fermi nel rifiutarla; le risposte ambigue o
comportamenti poco chiari possono esser letti ed
interpretati come una forma di “interesse “che
paradossalmente può rinforzare il comportamento di
Stalking.
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Le regole del buon senso
sono un ottimo rimedio per fronteggiare lo Stalking: se
si è consapevoli del problema, e si temono aggressioni,
è utile non dare punti di riferimento; la strategia
migliore è quella di ridurre la prevedibilità dei
propri spostamenti, evitare luoghi isolati o orari
inconsueti. Ovviamente tali strategie limitano la
libertà personale e rappresentano dunque un ulteriore
costo aggiuntivo che si somma a tutte le problematiche
psicologiche scaturite dallo Stalking. In molti
consigliano di adottare un cane addestrato per la
difesa.
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Per contrastare le molestie telefoniche
e consigliabile procurarsi una segreteria telefonica;
tale accorgimento non solo consente di “filtrare” le
telefonate dello Stalker ma permette anche di sfruttare
le eventuali registrazioni come prove della
persecuzione del molestatore. Cambiare numero telefonico
in genere è sconsigliato, al limite meglio far
installare una seconda linea telefonica. Ricordarsi di
portare sempre con se un cellulare per le emergenze.
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E’ di fondamentale importanza cercare di procurarsi
delle “prove” tangibili delle molestie subite;
messaggi di minaccia, lettere, registrazioni di
telefonate, testimonianze di minacce, aggressioni,
violazioni di domicilio, sono tutti elementi che possono
aiutare le forze dell’ordine ad applicare la legge
contro lo Stalking.
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Chiedere aiuto alle forze dell’ordine se si pensa di
essere in pericolo.
Conseguenze psicologiche dello Stalking
Lo Stalking, specie se protratto in maniera continuata e per
lunghi periodi, può avere degli effetti gravi e negativi
sull’equilibrio psicologico e relazionale della vittima.
Ovviamente ogni persona reagisce agli eventi stressanti con
modalità particolari che dipendono da molti fattori quali la
tolleranza alla frustrazione, la percezione degli eventi
stressanti, il “potere” auto-percepito di fronteggiare le
cause dello stress (elemento particolarmente correlato
all’autostima), eventuali situazioni psicopatologiche
pregresse, temperamento, disponibilità di aiuto sociale,
storia di vita e altri fattori. Generalmente la vittima di
Stalking manifesta problematiche legate ai disturbi d’ansia
fino ad arrivare a sintomatologie assimilabili al
Disturbo Post-Traumatico da Stress; la
vittima può manifestare insonnia, incubi, pensieri intrusi
inerenti il molestatore ( lo vede dappertutto), uno stato
ansioso generalizzato, incapacità di rilassarsi,
ipervigilanza, depressione o rabbia. Nei casi più gravi,
dove sono stati consumate aggressioni o tentativi di
omicidio, la vittima può manifestare i sintomi tipici del
Disturbo Post-Traumatico da Stress quali: il continuo
rivivere l’evento traumatico, ricordi ricorrenti ed
intrusivi dell’evento, sogni sgradevoli ricorrenti durante i
quali l’evento può essere ripetuto o altrimenti
rappresentato, in rari casi la persona vive stati
dissociativi (vedi
Disturbi Dissociativi
) che durano da pochi secondi a diverse ore, o anche
giorni, durante i quali vengono rivissute parti dell’evento
e la persona si comporta come se stesse vivendo l’evento in
quel momento, intenso disagio psicologico o reattività
fisiologica se la persona viene esposta ad eventi scatenanti
che assomigliano o simbolizzano un aspetto dell’evento
traumatico, marcata riduzione dell’interesse o della
partecipazione ad attività precedentemente piacevoli,
sensazione di sentirsi distaccato o estraneo nei confronti
delle altre persone, riduzione della capacità di provare
emozioni, questi sintomi possono includere difficoltà ad
addormentarsi o a mantenere il sonno, che può essere causata
da incubi frequenti durante i quali viene rivissuto l’evento
traumatico, alcune persone riferiscono irritabilità o scoppi
d’ira o difficoltà a concentrarsi o a eseguire compiti,
ipervigilanza, e/o esagerate risposte di allarme, i
sintomi causano disagio clinicamente significativo o
menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre
aree importanti. Ovviamente anche le persone vicine alla
vittima possono manifestare disagio psicologico,
preoccupazione o senso di impotenza.
La Legge Anti-Stalking
Nella legislazione italiana il D.L. 23 febbraio 2009, numero
11, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 25 febbraio 2009,
introduce nel codice penale l'articolo 612-bis, dal titolo
"atti persecutori", che al comma 1 recita: «Salvo che il
fatto costituisca più grave reato, è punito con la
reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte
reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un
perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da
ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di
un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da
relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad
alterare le proprie abitudini di vita
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Approfondimenti bibliografici
-
Meloy J. R., 1998, The psychology of
stalking, Academic Press.
-
Mullen P.E., Pathè M., Purcell R., Stuart
G., 1999, A study of stalkers.
In American Journal of Psychiatry, 156,
1244-1249.
-
Oliviero Ferraris A., 2001, Stalker il
persecutore. In Psicologia Contemporanea, 164, 18-25.
-
A. Del Debbio, E. Di Fiorino, M. Fontana,
Mobbing Hazing Stalking Bullismo una guida pratica,
Psichiatria e Territorio, 2009