Schizofrenia e altri Disturbi Psicotici
a cura del Dr Gaspare Costa
Nella Schizofrenia, nel Disturbo Schizofreniforme, nel Disturbo Schizoaffettivo e nel Disturbo Psicotico Breve, il termine psicoticosi riferisce a deliri, ad allucinazioni rilevanti di qualunque tipo, al
linguaggio disorganizzato, o al comportamento disorganizzato o catatonico. Nel Disturbo Psicotico Dovuto a una Condizione Medica Generale e nel Disturbo Psicotico Indotto da Sostanze,psicoticosi riferisce ai deliri, o soltanto a quelle allucinazioni che non sono accompagnate da consapevolezza. Infine, nel Disturbo Delirante e nel Disturbo Psicotico Condiviso,psicoticoè equivalente a delirante. I disturbi sotto elencati sono inclusi in questa sezione.
LaSchizofrenia è un disturbo che dura almeno 6 mesi e implica almeno un mese di sintomi della fase attiva (per es., due [o più] dei seguenti sintomi: deliri, allucinazioni, eloquio disorganizzato, comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico, sintomi negativi). In questa sezione sono pure incluse le definizioni per i sottotipi della Schizofrenia Paranoide, Disorganizzata,Catatonica, Indifferenziata e Residua).
Il Disturbo Schizofreniforme è caratterizzato da un quadro sintomatologico equivalente a quello della Schizofrenia eccetto che per la sua durata (per es., il disturbo dura da uno a sei mesi) e per l’assenza del requisito che prevede un deterioramento del funzionamento.
Il Disturbo Schizoaffettivo è un disturbo nel quale un episodio di alterazione dell’umore e i sintomi della fase attiva della Schizofrenia ricorrono assieme e sono preceduti o seguiti da almeno due settimane di deliri o allucinazioni senza rilevanti sintomi della sfera affettiva.
Il Disturbo Delirante è caratterizzato da almeno un mese di deliri non bizzarri in assenza di altri sintomi della fase attiva della Schizofrenia. Sono altresì presenti i varisottotipidel disturbo.
Il Disturbo Psicotico Breve è un disturbo che dura più di
un giorno e si risolve entro un mese.
Il Disturbo Psicotico Condiviso è caratterizzato dalla presenza di un delirio in un soggetto che viene influenzato da qualcun altro con un delirio stabilizzato di contenuto simile.
Nel Disturbo Psicotico Dovuto a una Condizione Medica Generale, si valuta che i sintomi psicotici siano una conseguenza fisiologica diretta di una condizione medica generale.
Nel Disturbo Psicotico Indotto da Sostanze, si valuta che i sintomi psicotici siano una conseguenza fisiologica diretta di una sostanza d’abuso, di un farmaco, o della esposizione a una tossina.
Il Disturbo Psicotico Non Altrimenti Specificato viene incluso per classificare quadri psicotici che non soddisfano i criteri per alcuno dei Disturbi Psicotici specifici definiti in questa sezione, o per definire una sintomatologia psicotica a riguardo della quale si possiedono informazioni inadeguate o contraddittorie.
Fonte:
©DSM-IV-TR Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali - Text Revision, 2002
Trattamento Cognitivo Comportamentale dei Disturbi Psicotici
Le linee guida dell’approccio cognitivo comportamentale alla terapia delle psicosi sono finalizzate ad integrare e completare altre strategie di intervento quali la terapia farmacologia (quasi sempre indispensabile), le attività di riabilitazione specifica, gli interventi psicoeducazionali e familiari. L’obiettivo principale che la terapia cognitivo comportamentale si propone di raggiungere nel trattamento delle psicosi è quello di aiutare il paziente a raggiungere una maggiore comprensione dei propri sintomi e di conseguenza facilitarne il distanziamento critico rispetto ai contenuti e alle manifestazioni psicotiche (dispercezioni uditive, deliri, allucinazioni etc.). Il riconoscimento dei sintomi psicotici e gli effetti da essi prodotti (sofferenza, distorsioni, angosce) rappresenta una condizione indispensabile affinché il paziente possa iniziare a discriminare tra realtà e “fantasia” migliorando di conseguenza il proprio adattamento.
Molto spesso i pazienti affetti da psicosi presentano grossi deficit nelle competenze metacognitive, ovvero nella capacità di riconoscere i propri stati mentali e quelli degli altri; in questi pazienti la funzione riflessiva, ovvero la capacità di riconoscere gli stati mentali dell’altro è gravemente compromessa e di conseguenza i rapporti interpersonali risultano gravemente danneggiati. Il miglioramento di queste capacità, che la terapia cognitivo comportamentale persegue, può aiutare il paziente non solo a distanziarsi rispetto ai sintomi psicotici ma anche a migliorare i rapporti interpersonali e le abilità con conseguente ripercussione positiva sulla qualità della vita del paziente e dei familiari. Per quanto concerne il miglioramento delle abilità sociali ed interpersonali è da sottolineare che l’intervento cognitivo comportamentale si avvale delle strategie del social skills training che sono finalizzate, attraverso l’apprendimento di abilità specifiche, a ridurre l’isolamento sociale o l’emarginazione di chi è affetto da un disturbo psicotico.
Il trattamento cognitivo comportamentale dei disturbi psicotici prevede le seguenti fasi:
· in sede di assessment va indagato l’esordio del disturbo fino ad arrivare ad una minuziosa descrizione dello stato del momento; il compito principale di questa prima fase è quello di instaurare un buona alleanza terapeutica, formulare una diagnosi, comprendere i vissuti e le problematiche del paziente, dare informazioni circa la natura dell’intervento ( la terapia va sempre adattata al distrubo specifico del paziente);
· favorire l’elaborazione dell’esperienza psicotica;
· costruzione di un modello condiviso della malattia, questa strategia, oltre a facilitare l’alleanza terapeutica, permette al paziente di comprendere il significato dei sintomi e le problematiche del disturbo inoltre favorisce la sensazione di essere compreso
· facilitare le competenze metacognitive;
· acquisizione di competenze e tecniche finalizzate a migliorare la gestione dei sintomi produttivi (deliri, dispercezioni), stimolare spiegazioni alternative rispetto alle idee deliranti, aiutare il paziente a comprendere il significato delle “voci”.
Dr Gaspare Costa
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