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Dipendenza "Nuovi"
Giochi D'Azzardo
Dipendenza
da Gratta e Vinci e Videopoker
Il gioco d’azzardo patologico, come entità clinica e nosografica,
attraversa una fase in continua espansione e trasformazione
rispetto alle modalità in cui storicamente si presentava. Il
rinnovato allarme sociale si fonda ed è giustificato da alcune
caratteristiche del “moderno” gioco d’azzardo che ne accentuano la
pericolosità:
-
nuovi giochi d’azzardo, sempre più accessibili e pubblicizzati
rispetto ai giochi tradizionali;
-
aumento dei giocatori, diversificazione del target e
“normalizzazione” del gioco;
-
legalizzazione del gioco, scarsa consapevolezza delle
problematiche cliniche e di dipendenza;
-
scarso supporto psicologico ai giocatori e ai loro familiari.
Il primo punto appare particolarmente importante poiché di fatto
viene “rivoluzionato” il modo classico di giocare d’azzardo,
storicamente consumato all’interno di bische clandestine, lussuosi
casinò, o attraverso scommesse illegali o giochi di stato (lotto,
totip, totocalcio) che di fatto non hanno mai raggiunto, eccezion
fatta forse per le scommesse clandestine, il livello di allarme a
cui le nuove forme di gioco sono arrivate. Oggi, l’offerta
dell’azzardo è pressoché illimitata e di facile consumo come i
“gratta e vinci”, le scommesse legalizzate, il lotto e il
superenalotto, i videopoker, fino ad arrivare ai “casino virtuali”
la cui pericolosità viene accentuata da alcune “proprietà”
intrinseche all’utilizzo maladattivo di internet (IAD).
L’offerta, apparentemente innocua, o addirittura ludica di gratta e
vinci, ampiamente pubblicizzati e diffusi, complice la crisi
economica, ha rappresentato un esca per milioni di persone che
inconsapevolmente sono passati dal “tentare la fortuna ogni
tanto” a forme di dipendenza più o meno grave compromettendo
seriamente la propria sfera finanziaria, relazionale, lavorativa e
psicologica. Ormai è abbastanza frequente vedere scene, nei vari
esercizi commerciali, in cui anziani, pensionati, casalinghe,
studenti, operai grattano compulsivamente decine di cartelle alla
ricerca del colpo di fortuna in una drammatica “rincorsa alla
perdita” i cui effetti, a livello finanziario e clinico ( sensi di
colpa, autocommiserazione, depressione, rabbia) lasciano effetti
sempre più marcati e distruttivi. Cosi come è diventato frequente
vedere di primo mattino, prima ancora di recarsi al lavoro, a scuola
o a far la spesa, le stesse persone azionare compulsivamente la leva
delle slot o dei video poker fin quanto hanno qualche spicciolo che
gli permetta di inseguire il sogno. Queste nuove modalità con cui è
possibile giocare d’azzardo hanno in comune alcune caratteristiche
quali la velocità della giocata, la facile accessibilità dei giochi
(ormai quasi tutti gli esercizi commerciali sono dotati di slot o
vendono gratta e vinci o accettano scommesse), la “normalizzazione”
del gioco d’azzardo, la legalizzazione -visto che il primo promotore
è lo stato-, che inculcano nel giocatore la sensazione di avere
quasi il dovere di provarci che, rafforzata dal contesto, elude o
minimizza la presa di coscienza del pericolo di una dipendenza che
man mano si consolida. Il gioco d’azzardo classico, quello delle
bische o dei casinò, aveva dei confini chiari e precisi tra il
“dentro” ed il “fuori”, tra chi era giocatore e chi non lo era; i
giochi d’azzardo in voga oggi non hanno questa caratteristica, o
quantomeno non è così marcata, per cui i processi difensivi di
negazione vengono rinforzati con il risultato che si sottostima il
pericolo della dipendenza fino a quando le problematiche economiche,
affettive o lavorative non esplodono in tutta la loro drammaticità.
Le nuove modalità, spesso subdole, con cui e possibile giocare
d’azzardo - ricordiamo che per gioco d’azzardo si intende un tipo di
“gioco” in cui la vincita o la perdita è determinata solo dal
caso - hanno sia incrementato che diversificato il target dei
giocatori per cui anche l’analisi e la stima delle persone coinvolte
risulta più difficile.
Dipendenza da Casinò
Online
Un discorso a parte merita il gioco d’azzardo
via internet che, proprio per le caratteristiche della rete, assume
una pericolosità ancora maggiore:
-
innanzitutto l’offerta di casino virtuali in internet è
pressoché illimitata e di facile accesso non esistendo filtri
particolari;
-
la rete garantisce la possibilità di giocare 24 ore su 24
annullando le barriere spazio temporali;
-
la rete garantisce l’anonimato ( nessuno lo verrà mai a sapere)
fatto di notevole importanza poiché il giocatore non è costretto
ad esporsi all’eventuale giudizio negativo dell’altro;
-
il giocatore scommette in solitudine venendo a mancare quel
conteso di socialità presente, anche in minima parte, nelle
altre modalità di gioco;
-
il pagamento con carta di credito riduce la consapevolezza,
almeno momentanea, della perdita. La carta di credito facilità
la “rincorsa alla perdita”, ovvero la tendenza a risanare le
perdite con puntate sempre più alte.
-
Le tante ore, spesso notturne, passate in rete possono dare
origine a fenomeni di derealizzazione e/o depersonalizzazione
che possono ridurre notevolmente le capacità critiche della
persona ed incrementare puntate irrazionali.
Quando si può parlare di Dipendenza da Gioco d’Azzardo?
Sfidare la fortuna giocando d’azzardo è una attività che, se
consumata con equilibrio e nei contesti appropriati, può
rappresentare un diversivo ludico e ricreativo sicuramente
accettabile, specie quando l’attività di gioco riveste carattere di
socialità. I problemi nascono quando il gioco d’azzardo da attività
ludica saltuaria si trasforma in un impulso incontrollabile che
può compromettere seriamente i più importanti aspetti della vita
dell’individuo (finanziario, relazionale, lavorativo, sociale
ecc...). In passato il gioco d’azzardo patologico veniva visto più
come debolezza morale che come disturbo psichiatrico, ma a partire
dalla terza edizione del DSM, quella del 1980, l’American
Psychiatric Association (APA) ha introdotto il concetto di
dipendenza da gioco d’azzardo (Gambling), inquadrandolo come una
nuova categoria diagnostica e, quindi, come disturbo psichiatrico. Secondo la definizione del DSM-IV, il giocatore d’azzardo patologico
è una persona che presenta un’incapacità cronica e progressiva di
resistere all’impulso di giocare d’azzardo, questo impulso da vita
ad comportamento che compromette o danneggia se stesso, la sua
famiglia o le sue attività professionali. L’ inquietudine, l’impulso
e l’attività di gioco aumentano nei periodi di stress. I problemi
che nascono per effetto del gioco d’azzardo producono un ulteriore
incremento delle giocate innescando un circolo vizioso che si
autoalimenta. Il gioco d'azzardo è considerato come una vera e
propria forma di “dipendenza senza sostanza”. Il D.S.M. IV (manuale
diagnostico e statistico dei disturbi mentali) propone i seguenti
criteri( per la diagnosi occorre che vengano soddisfatti almeno 4
criteri):
· Coinvolgimento sempre crescente nel gioco d'azzardo
(ad esempio, il soggetto è continuamente intento a rivivere
esperienze trascorse di gioco, a valutare o pianificare la prossima
impresa di gioco, a escogitare modi per procurarsi il denaro con cui
giocare)
·
Bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per
raggiungere lo stato di eccitazione desiderato
·
Irrequietezza e irritabilità quando si tenta di
giocare meno o di smettere
·
Il soggetto ricorre al gioco come fuga da problemi o
come conforto all'umore disforico (ad esempio, senso di
disperazione, di colpa, ansia, depressione)
·
Quando perde il soggetto ritorna spesso a giocare per
rifarsi ("inseguimento" delle perdite)
·
Il soggetto mente in famiglia e con gli altri per
nascondere il grado di coinvolgimento nel gioco
· Il soggetto compie azioni illegali (ad esempio, reati
di falso, truffa, furto, appropriazione indebita) per finanziare il
gioco.
·
Il soggetto mette a rischio o perde una relazione
importante, un lavoro, un'opportunità di formazione o di carriera a
causa del gioco.
· Confida negli altri perché gli forniscano il denaro
necessario a far fronte a una situazione economica disperata,
causata dal gioco (una "operazione di salvataggio").
·
Reiterati e inutili sforzi di tenere sotto controllo
l'attività di gioco, di ridurla o di smettere di giocare
Come tutti i disturbi psichiatrici i sintomi legati al GAP si
ripercorrono e compromettono tutte le aree dell’individuo:
-
Problematiche psicologiche (ossessione del gioco,
senso d’onnipotenze e presunzione, nervosismo, irritabilità,
ansia, alterazioni del tono dell’umore, aumento
dell’impulsività, tendenza alla superstizione, distorsione della
realtà),
-
Problematiche fisiche (alterazione dell’alimentazione,
cefalea, conseguenze fisiche dovute all’uso di sostanze come
stupefacenti o alcool, insonnia, sintomi fisici dell’ansia come
tremori, sudorazione, palpitazioni),
-
Problematiche Sociali (danni economici, danni morali,
danni sociali, danni familiari e lavorativi, isolamento sociale
e difficile gestione del denaro).
I giocatori compulsivi (o patologici) sono quindi quelle persone che
non riescono a “resistere”, nonostante i buoni propositi o i
tentativi, all’impulso di giocare. Come in tutti i disturbi del
discontrollo degli impulsi l’individuo avverte una tensione
crescente che viene alleviata, almeno momentaneamente, solo quando
riesce a giocare. Il GAP si configura quindi come una “Addiction”,
ovvero una dipendenza senza uso di sostanze, che al pari delle
dipendenze da sostanze è accompagnata da classici sintomi di natura
astinenziale, sia fisici che psicologici, (sudorazione, tremori,
tachicardia, ansia, depressione, rabbia, aggressività) e di
assuefazione (bisogno di aumentare la “dose”, ovvero fare puntate
sempre più alte man mano che la dipendenza si fa più marcata).Al
pari delle altre dipendenze il GAP altera l’equilibrio dei
neurotrasmettitori, in particolare il sistema serotoninergico. Il
gioco compulsivo è la forma più estrema e pericolosa in cui si
incarna il gioco d’azzardo ma non l’unica; accanto a questa
modalità convivono infatti altri tipi di giocatori più moderati che
giocano ogni tanto o riescono comunque a controllarsi. A proposito
delle varie “tipologie” di giocatori il Dr. Cesare Guerreschi
(“Giocati dal gioco”, Edizioni Kappa; 2000) ha ritenuto opportuno
differenziare 6 macrocategorie di giocatori d’azzardo:
-
Giocatori patologici per azione: sono persone che hanno
perso il loro controllo sull’attività di gioco, per loro la cosa
più importante nella vita, quella cosa che li mantiene in azione
e quindi “vivi” è il gioco d’azzardo. Le relazioni familiari,
sociali e lavorative vengono influenzate negativamente
dall’attività di gioco.
-
Giocatori patologici per fuga: sono giocatori che trovano
nell’attività di gioco sollievo da sensazioni di ansia,
solitudine, rabbia o depressione. Usano il gioco d’azzardo per
sfuggire da crisi o da difficoltà; il gioco ha qui un effetto
analgesico e non una risposta euforica.
-
Giocatori sociali costanti: per queste persone il gioco
d’azzardo è la forma principale di relax e di divertimento,
sebbene sia in secondo piano rispetto alla famiglia e al lavoro
-
Giocatori
sociali adeguati: giocano per passatempo, per socializzare e
per divertimento. A questa categoria appartiene la maggioranza
della popolazione adulta
-
Giocatori antisociali: coloro che si servono del gioco al
fine di ottenere guadagni illegali
-
Giocatori
professionisti: sono giocatori che giocano d’azzardo per
professione e, considerandolo una professione si mantengono
attraverso di esso.
Epidemiologia
Studi epidemiologici recenti sottolineano che circa la 80% degli
italiani è in qualche modo interessata al gioco d’azzardo mentre
l’1-3% della popolazione adulta è affetta da GAP. Non è escluso che
queste cifre possono essere ritoccate al rialzo proprio per la
difficoltà di individuare quei soggetti che volontariamente
“nascondono” il problema.
Fattori di Rischio
Secondo varie ricerche esistono dei fattori che possono predisporre
GAP ed aumentarne il rischio specie in situazioni di stress, in tal
senso si è evidenziato che, ad esempio, i giocatori compulsivi
manifestano una scarsa tolleranza alla noia e alle esperienze
quotidiane che li porta a ricercare stimoli forti ed eccitanti;
questo fattore, probabilmente dovuto ad un malfunzionamento dei
neurotrasmettitori ed in particolare dal sistema serotoninergico,
potrebbe spiegare il ricorso al gioco d’azzardo come fonte di
stimolazione ed eccitazione. Altri fattori di rischio sono
l’impulsività e la depressione. Ovviamente, ai fini dell’espressione
del disturbo, occorre che i fattori di rischio siano sostenuti o
meno dalle caratteristiche ambientali e dal contesto socio-relazione
in cui la persona vive.
Intervento
Nonostante il GAP abbia da sempre rappresentato un grosso problema,
la questione del recupero e della cura non ha mai avuto una grande
enfasi in ambito terapeutico; probabilmente esistono delle ragioni
di natura storica e sociale che n’è hanno ostacolato l’evoluzione:
-
innanzitutto solo di recente il GAP è stato inserito tra i
disturbi mentali, in passato esso era visto più come debolezza
morale o sfizio per ricchi;
-
in genere il giocatore non considera il proprio “vizio” alla
stregua di una malattia, egli tende a nascondere il disagio e il
disastro (economico) ai propri familiari finché può;
-
spesso l’aiuto terapeutico viene chiesto ( o viene imposto) in
un secondo momento dopo che il problema si è manifestato a causa
dei forti debiti, ricorso ad usurai, azioni illegali ecc.
Le ragioni dell’intervento sono molteplici:
-
il GAP alla stregua di ogni altro disturbo psichico può essere
curato
-
esiste una forte correlazione tra GAP ed altri disturbi come il
Disturbo Bipolare o il
Disturbo Antisociale
di Personalità,
inoltre esiste una forte correlazione tra GAP ed assunzione di
sostanze (Alcol e Droga)
-
oltre al disagio psicologico il GAP è associato ad una frequenza
significativa di suicidi o tentati suicidi
-
oltre alla vita del giocatore viene compromessa l’esistenza dei
familiari e delle persone vicine
Terapia:
-
per giocatori compulsivi si segnala l’esistenza di gruppi di
auto-aiuto (Giocatori Anonimi) che permettono al “novizio” di
confrontarsi con persone che hanno o, hanno avuto, il suo stesso
problema.
-
da segnalare anche l’esistenza di gruppi terapeutici che
prevedono un percorso con l’ausilio di una psicoterapia.
-
inoltre consigliabile una psicoterapia individuale
Partecipa al
Corso Divulgativo: Conoscere le “Nuove
Dipendenze”
(ottobre 2010)