Disturbi Psichici e Nuove Dipendenze

a cura del 

  Dr Gaspare Costa

Psicologo - Psicoterapeuta in Formazione- SPC

 Inscritto all'Albo degli Psicologi  della Reg. Toscana n�5040  - P. IVA 01206950451 -

 

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Teoria dell'Attaccamento

La funzione riflessiva: un ponte tra la teoria dell�attaccamento e la psicoanalisi

 a cura del Dr Gaspare Costa

Secondo Fonagy[1] il primo ambiente relazionale � fondamentale, per l�individuo, non tanto come elemento plasmante per le successive relazioni (l�autore � abbastanza critico nei confronti di una continuit� lineare dell�attaccamento),  quanto perch� gli fornisce un sistema di elaborazione mentale che successivamente  produrr� rappresentazioni, incluse rappresentazioni di relazioni. La realizzazione di questo sistema rappresentazionale � presumibilmente, per l�autore, la funzione evolutiva pi� importante dell�attaccamento al caregiver. In altre parole, osserva Fonagy �la funzione evolutiva del sistema di attaccamento nella specie umana pu� dunque non essere quella di suscitare una risposta di protezione da un adulto - come Bowlby[2] riteneva. Piuttosto i rischi che i processi di attaccamento comportano per l�organismo sono giustificati dal vantaggio che l�esperienza di contenimento offre in termini dello sviluppo del S� coerente e capace di simbolizzazione.� La funzione biologica del processo di attaccamento sarebbe, dunque, quella di creare  un particolare ambiente intersoggettivo legato a un accudimento �sensibile� e alla comprensione della natura degli stati mentali.

Come sottolinea Ammaniti[3] la capacit� di mentalizzazione riguarda la capacita di vedere stessi e le altre persone in termini di stati mentali ( sentimenti, convinzioni, intenzioni e desideri) e di pensare ai propri e altrui comportamenti in termini di stati mentali, attraverso un processo che viene normalmente definito riflessione. La solidit� di questa capacit� determina non solo la natura della realt� psichica dell�individuo, ma anche la qualit� e la coerenza della parte riflessiva del S�, che si ritiene ne costituisca il nucleo  strutturale. Secondo Fonagy[4] il S� psicologico  si sviluppa attraverso la percezione di S�,come persona che pensa e prova sentimenti, nella mente di un�altra persona. Genitori che non riescono a riflettere in maniera comprensiva sull�esperienza interna dei figli e non sanno rispondere adeguatamente, negano al bambino una struttura psicologica centrale indispensabile per costruire un vitale senso di S�. Per Fonagy,[5]  il fattore determinante � la capacita della madre di contenere mentalmente il bambino e di rispondergli, in termini di cure fisiche, in un modo che mostra la sua consapevolezza dello stato mentale di questi ed al tempo stesso la capacit� di farvi fronte ( rispecchiamento del disagio mentre si comunica un affetto incompatibile con il disagio stesso).

 La capacit� di esplorare il significato delle azioni altrui � connessa in maniera cruciale alla capacit� del bambino di etichettare e dare significato alla propria esperienza. Questa capacit� pu� dare un contributo decisivo alla regolazione affettiva, - controllo degli impulsi, automonitoraggio - e all�esperienza di S� come soggetto agente,[6] e permette di distinguere la realt� interna da quella esterna, la finzione dai modi �reali� di funzionamento.

Secondo alcuni autori,[7] questo iter di �accrescimento� del S� attraverso il processo di mentalizzazione  comprende  anche la relazione fra  la fantasia inconscia dei genitori e il mondo interno del bambino; In altri termini, il contributo della fantasia inconscia dei genitori sarebbe  un alimento indispensabile per la genesi, la crescita e lo sviluppo del S� e del mondo interno del bambino, allo stesso modo  in cui l�ambiente di sostegno, cio� l�altro come fattore umano ineludibile, � un fattore indispensabile anche se non sufficiente perch� un bambino possa incominciare ad esistere.

Si pu� ipotizzare che il bambino si nutre, per la sua crescita emozionale, anche delle fantasie inconscie dei genitori cosicch�, una volta metabolizzate, tramite lo specifico lavoro interno di elaborazione, esse costituiscono un apporto all�organizzazione o all�impalcatura del suo S� e del suo mondo interno, un apporto, per cosi dire, non visibile perch� trasformato (in senso bioniano). E� evidente quanto queste capacit� di mentalizzazione possono aiutare a vivere esperienze pi� profonde cogli altri e in definitiva a sperimentare la vita come maggiormente dotata di significati. Lo stesso Bowlby[8] aveva gi� messo in luce che l�acquisizione delle capacit� metacognitive consente di fronteggiare meglio le esperienze negative nel campo dell�attaccamento, proprio perch� il riconoscimento della differenza fra realt� e finzione aiuta a comprendere le altre persone in modo pi� complesso, riconoscendogli, ad esempio, caratteristiche e qualit� positive, anche se al momento non percepibili.

La mentalizzazione comprende sia componenti autoriflessive sia componenti interpersonali; e mentre Main e Goldwyn[9] (autori aventi come retroterra teorico quello di Flavell[10] secondo cui �la conoscenza metacognitiva ha a che fare con quell�ambito della conoscenza che considera le altre persone come individui dotati di cognizione�) hanno dato maggior risalto alla dimensione metacognitiva, come capacit� di riflettere sui propri processi metacognitivi, Fonagy e collaboratori hanno sviluppato in modo particolare gli aspetti intersoggettivi della metacognizione .

La funzione riflessiva � strettamente collegata all�attaccamento: secondo le nuove ricerche essa sembra essere il fattore che pi� incide nel determinarne il pattern. La frequenza con cui padri e madri fanno riferimento a stati mentali nei racconti della propria esperienza infantile d�attaccamento durante la somministrazione dell�A.A.I ha un forte valore predittivo rispetto alla probabilit� con cui i figli svilupperanno un attaccamento sicuro nei loro confronti.[11]

Diversi dati empirici vanno a favore della relazione fra sicurezza dell�attaccamento e funzione riflessiva. La sicurezza dell�attaccamento � un buon predittore della capacit� metacognitiva, cosi come � stata sintetizzata dalla  Main:[12] La �capacit� metacognitiva� fa riferimento ad un pensiero che ha come obiettivo dichiarato ed esplicito la conoscenza del pensiero stesso, negli ambiti della memoria, della comprensione e della comunicazione.

Recenti studi[13] hanno evidenziato che la sicurezza dell�attaccamento nei confronti della madre si � rivelato un buon predittore del ragionamento desiderio-credenza in bambini di et� compresa fra i 3 anni e mezzo e i 6 anni. Sulla base di tali scoperte, risulta chiaro che l�acquisizione della capacit� riflessiva da parte del bambino, la tendenza a incorporare attribuzioni di stati mentali in Modelli Operativi Interni di relazioni S�-altro, dipende dalla opportunit� di osservare ed esplorare la mente del caregiver primario che egli ha avuto nei primi anni di vita. Il genitore del bambino sicuro s�impegna in comportamenti quali giocare �a far finta di� che stimola il bambino a contemplare l�esistenza di stati mentali. L�accurata lettura dello stato mentale del bambino da parte del caregiver, moderata da indicazioni che l�adulto � stato in grado di far fronte al disagio del bambino, sottende la simbolizzazione dello stato interno che a sua volta porta ad una regolazione affettiva d�ordine superiore.[14]  L�attaccamento sicuro offre una base relativamente stabile per l�acquisizione di una piena comprensione della mente dell�altro. Bowlby[15] riconosceva il significato del passo evolutivo insito nell�emergere della capacit� del bambino sia di �concepire che la madre ha propri scopi e interessi diversi dai suoi sia di tenerli in considerazione.�

Se l�attaccamento sicuro � il prodotto di un contenimento efficace, allora l�attaccamento insicuro pu� essere visto come l�identificazione del bambino con il comportamento difensivo del caregiver.[16] Un caregiver distanziante pu� non riuscire a rispecchiare lo stato di malessere del bambino, mentre un caregiver preoccupato pu� rappresentare lo stato del bambino con eccessiva chiarezza. In entrambi i casi, il bambino ha perso l�opportunit� di interiorizzare una rappresentazione del suo stato mentale. La vicinanza con il caregiver �, in questo caso, mantenuta a scapito di una compromissione della funzione riflessiva.

Il bambino evitante sfugge lo stato mentale dell�altro, mentre il bambino resistente si concentra sul proprio stato di disagio finendo per escludere scambi intersoggettivi. I bambini disorganizzati possono rappresentare una categoria a parte: ipervigili nei confronti del comportamento del careviger, possono sembrare acutamente sensibili al suo stato mentale e tuttavia non riescono a generalizzarlo in un proprio stato mentale (organizzazione del S�) che rimane sprovvisto di regolazione coerente[17].

In campo psicoanalitico Fonagy[18] individua la �radice� concettuale della funzione riflessiva in varie formulazioni fatte da diversi autori; in quest�ottica, secondo l�autore l�indagine sui processi di mentalizzazione prende l�avvio dai concetti iniziali di Freud che si riferiscono ai compiti relativi alla trasformazione mentale delle esperienze concrete, rilette ed integrate pi� recentemente da Bion[19] con il concetto di funzione alfa. La nozione di funzione riflessiva o mentalizzazione esiste gi�, quindi, nella nozione freudiana di bindung o legame. Il termine �bindung� si riferisce al mutamento qualitativo iscritto nel passaggio da un legame di tipo fisico (immediato) ad uno di tipo psicologico (associativo).

La Klein,[20]descrivendo la �posizione depressiva� sottolinea come necessariamente essa implichi il riconoscimento del danno e della sofferenza dell�altro e cio�, la consapevolezza di stati mentali. Pur ponendo l�accento sulla capacit� della persona di riconoscere il desiderio distruttivo, � evidente l�impossibilit� per questa capacit� di ergersi senza la consapevolezza dell�intenzionalit� in S� e nell�altro.  Bion[21]mette in evidenza la trasformazione (�funzione alpha�) di eventi interni sperimentati come concreti (�elementi beta�) in esperienze tollerabili, pensabili. La formulazione Bioniana fa riferimento a quella di un genitore capace di assimilare e restituire l�esperienza psicologica del bambino in una forma �metabolizzata�. Il bambino pu� reinteriorizzare ci� che � stato proiettato  e trasformato,  creando, in questo modo, una rappresentazione tollerabile di  contenuti altrimenti alieni. Con l�andare del tempo, ipotizzava Bion[22], i bambini interiorizzano  la funzione di trasformazione e divengono  capaci di regolare i propri stati affettivi negativi. La natura di questo processo indica come essenziale la vicinanza psicologica del caregiver. Secondo Fonagy[23] le idee di Bion possono offrirci una visione alternativa della radice psicobiologica del bisogno che il bambino ha di stare vicino al proprio caregiver psicologico, la mente adulta avente funzione di �trasformazione.� Winnicott[24] nel riconoscere l�importanza, ai fini dell�emergere del vero S�, della comprensione psicologica che il caregiver ha del bambino e nel riconoscere gli aspetti dialettici di tale relazione, � forse l�autore che pi� si � avvicinato alle idee della teoria dell�attaccamento. Winnicott[25] sosteneva che il bambino quando guarda il viso della madre, che sta riflettendo lo stato del figlio, coglie nell�espressione di lei lo stato del proprio S�. Dunque, la funzione di rispecchiamento della madre � vista come essenziale perch� il bambino possa costruirsi una rappresentazione del S�. Il S� psicologico si sviluppa attraverso la percezione di S�, come persona che pensa e prova sentimenti, nella mente di un�altra persona. Genitori che non riescono a riflettere in maniera comprensiva sull�esperienza interna dei figli e non sono capaci di rispondere adeguatamente deprivano il bambino di una struttura psicologica centrale che � necessaria per costruire un vitale senso di S�.

Lo psicoanalista le cui formulazioni, secondo Fonagy, si accordano pi� strettamente con la teoria dell�attaccamento, per l�interesse riservato al comportamento del caregiver � Erikson,[26] il quale riteneva che la fiducia di base prendesse origine �Dallo sperimentare la persona che si prende cura del bambino come essere coerente, che soddisfa i suoi bisogni fisici ed emotivi e merita perci� di essere oggetto della sua fiducia, l�essere il cui volto riconosce ed � riconosciuto.�[27] La non intrusivit� del genitore[28] � concepita da Erikson come la capacit� della  madre di non esercitare un controllo esagerato sull�interazione, mentre la sincronia interattiva[29] � molto simile  alla descrizione di Eriksoniana di �reciprocit� o di �regolazione reciproca�. Dunque la nozione di un�astratta e implicita consapevolezza di stati mentali acquisita intersoggettivamente � stata sempre al centro di molte formulazione psicoanalitiche dello sviluppo del S�. Secondo Fonagy, la fruttuosa integrazione di questa classica idea con i costrutti relazionali della teoria dell�attaccamento serve ad illustrare le potenzialit� dell�utilizzo delle idee psicoanalitiche a sostegno della teoria dell�attaccamento e viceversa.

Da oggi � in rete:

www.attacchidipanico-ansia.it

Il Sito completamente dedicato agli Attacchi di Panico e ai Disturbi d'ansia

 

consultazione tesi integrale: http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=17235

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[1] Vedi nota n� 76, cap. 1, pag. 22, op. cit. p. 179

[2] Vedi nota n� 8, cap. 2, pag. 31

[3] M. Ammaniti., N. Dazzi., �Attaccamento e processi di mentalizzazione�, in Psicologia Clinica dello Sviluppo, 1999, v.3. n.1; pag. 101-107

[4] Fonagy, P., Target, M. (�..), �Lo sviluppo normale nell�adolescenza e il breakdown dell�adolescente�

[5] Vedi nota n� 90, cap. 2, pag. 52, op. cit.  pp. 487-502.

[6] Fonagy,  P.,Target T. ( 1997), �Attaccamento e funzione riflessiva: il loro ruolo nell�organizzazione del S�, in �Attaccamento e funzione riflessiva�, Cortina, Milano, 2002

[7] Beniamino V., Di Renzo M.A., Giannotti A., �Le fantasie inconscie dei genitori come fattori ego-alieni nelle identificazioni del bambino2, in Rivista di psicoanalisi, 1993, 39, 4; 681-708-

[8] Vedi nota n� 24, cap. 2, pag. 36

[9] Vedi nota n� 127, cap. 2, pag. 61

[10] Flavell, J.H. (1979). �A new area of cognitive-developmental inquiry�, in American Pychologist, 34, 10, pag. 906-911

[11] Fonagy, P., Steele, M. e Steele, H. (1991), �Maternal representations of attachment during pregnancy predict infant-mother attachment patterns at one year�, in Child Development, 62, 891-905

[12] Vedi nota n� 28, cap. 2, pag. 37

[13] Vedi nota n� 133, vap. 2, pag. 63

[14] Gergely, G., Watson, J. ( 1996), �The social biofeedback model parental affect-mirroring�, in International Journal of Psycho-Analysis, 77, pp. 1181-1212

[15]  Vedi nota n� 3, cap. 2, pag. 30, op. cit.  p. 443

[16] Vedi nota n� 92, cap. 2, pag. 53

[17] Fonagy, P. (1999), �Psychoanalysis�s and attachment theory�, in Cassidy J, Shaver P (Hrsg) 2Handbook of Attachment�. New York: Guilford, pp 595-624

[18] Vedi nota n� 76, cap. 1, pag. 22

[19] Bion, W. R., (1962), �Apprendere dall�esperienza�, Armando, Roma 1972

[20] Klein, M. (1945), �Il complesso edipico alla luce delle angosce primitive�, in Scritti 1921-1958, Boringhieri, Torino 1978

[21] Vedi nota n� 146, cap. 2, pag. 66

[22] Bion, W.R. (1967), �Second Thoughts�,  Heinemann, London

[23] Vedi opera- da contrapporre alle idee classiche della teoria dell�attaccamento

[24] Winnicott, D.W. (1965), �Sviluppo affettivo e ambiente�,  Armando, Roma 1970

[25]  Winnicott  D. W. �La funzione di specchio della madre e della famiglia nello sviluppo infantile.�, in �Gioco e realt�, Armando, Roma 1974

[26] Erikson, E.H.  (1964),� Introspezione e responsabilit�. Armando, Roma 1972

[27] Erikson E.H. (1950), �Infanzia e societ�. Armando, Roma 1966, p. 120

[28] Malatesta, C.Z., Grigoryev, P., Lamb, C., Albi, N.M., Culver, C. (1986), �Emotional socialisation and espressive development in pre-term and full-term infant�, in Child Development, 57, pp. 316-330

[29] Isabella, R., Belsky, J. (1991), �Interactional synchrony and the origins of infant-mother attachment: Areplication study�, in Child Development, 62, pp. 373-384

 

 

 

 

 

 

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