Al disinvestimento delle figure genitoriali si fa strada, parallelamente, un investimento nel gruppo dei coetanei, che rappresenta, quindi, l�aspetto sociale dello sviluppo adolescenziale. Secondo Grimberg[1] l�aspetto sociale assume una grande importanza poich� la famiglia e la struttura sociale sono coinvolte, al pari delle strutture intrapsichiche, nello sviluppo dell�identit� adolescenziale. Secondo l�autrice il gruppo assume, per il soggetto, il ruolo di un �contenitore� che offre la possibilit� di proiettare parti di s� nei membri che lo compongono.
H. Kohut,[2]riferendosi all�importanza che assumono i coetanei nel processo adolescenziale, parla di �oggetti-S� intesi come rete interpersonale atta a mantenere sia la coesione del S� sia l�autostima. L�amico, in questo periodo, diviene l�ideale narcisistico dell�Io�, come afferma S. Freud, intendendo con ci�, un sostituto dell�Io da cui appare impossibile dividersi poich� la separazione,nella maggior parte dei casi viene vissuta come una intensa lacerazione interiore.
Per la Kestemberg,[3]molti adolescenti, in particolare i ragazzi, troveranno una possibilit� di distanziamento in rapporto ai loro iniziali investimenti libidici nelle attivit� di gruppo o nell�identificazione nell�ideale del gruppo che incarna provvisoriamente l�Ideale dell�Io, permettendo di riprendere quel movimento evolutivo che l�instaurarsi della pubert� pu� rischiare di compromettere gravemente. Per l�autrice, dunque, il gruppo si pone come oggetto �mediatore� fra le figure genitoriali che stanno per essere disinvestite e la futura vita adulta.
Secondo i Laufer,[4] il bisogno di ritrovare un equilibrio narcisistico pu� spingere gli adolescenti a rivolgersi al gruppo dei pari come una sorta di nuovo ideale dell�Io da cui dipendono le loro risorse narcisistiche. Meltzer[5]suggerisce che � nella comunit� degli adolescenti, da intendersi come transitoria coincidenza tra uno stato della mente e la realt� esterna, che i ragazzi possono reggere e idealizzare la confusione.
Secondo Winnicott, [6] il gruppo si propone all�adolescente come �alternativa� al vuoto e alla depressione conseguenti al disinvestimento delle figure genitoriali, ma, secondo l�autore, l�esistenza del gruppo e la sua coesione � resa possibile solamente in presenza di un �attacco esterno� ad esso poich� lo stesso incarnerebbe una organizzazione paranoide reattiva; senza l�attacco esterno, infatti, al gruppo si sostituirebbe un aggregato di isolati. L� autore mette in risalto la possibilit� che il gruppo possa adibire a delle funzioni psicopatologiche realizzando al suo interno quelli che potrebbero essere i sintomi potenziali di un adolescente isolato; in questo senso �il gruppo s�identifica con il membro pi� malato� poich� la condotta estrema, delinquenziale o depressiva, coalizza tutti gli altri membri.
[5] Meltzer, D. (1978a), �Teoria psicoanalitica dell�adolescenza�, in �Quaderni di psicoterapia infantile�, Borla, Roma, pp. 15-32
[6] Winnicott, D., ., (1971), �L�adolescenza: un faticoso superamento della depressione�, in S. C. Feinstein, P. L. Giovacchini (a cura di), �Psichiatria dell�infanzia�, Vol. I, Armando, Roma 1989, pp. 9-18