L'adolescenza � caratterizzata da trasformazioni intellettuali di tipo qualitativo : il pensiero raggiunge, infatti, la sua pi� alta espressione potendo ora funzionare in modo astratto. Si parla perci� di pensiero ipotetico-deduttivo, intendendo con questo termine il fatto di poter tener conto non solo di ci� che � direttamente percepibile (azioni, situazioni, eventi) ma anche di ci� che � soltanto possibile. Si apre quindi il ventaglio della � possibilit�, di ci� insomma che non � stato ma che sarebbe potuto accadere.
Questo sviluppo cognitivo influenza le dinamiche adolescenziali; in questa fase le nuove strategie cognitive introducono il dubbio e l�incertezza, viene meno il carattere deterministico ed egosintonico delle concezioni infantili[1]. Il bambino prima dell�adolescenza vive nel presente della realt� quotidiana, con un pensiero dominato dal primato della percezione e delle concretezza degli oggetti. La transizione dalla concretezza dell�azione e dell�oggetto rappresentata dal linguaggio simbolico e dalla formazione dei concetti costituisce un momento evolutivo decisivo.
Il ragazzo quindi diventa capace di ragionare non solo su oggetti reali ma anche sulle idee in modo ipotetico e deduttivo. Pu� cos� incamminarsi al pari dell�adulto su speculazioni che riguardano l'intero campo del sapere : la politica, l'arte, l'estetica, la filosofia, la religione, ecc.[2]
L�acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo consente all�adolescente di scoprire il relativismo di ogni posizione, egli � ora in grado di formulare ipotesi su ci� che avviene, si rende conto che non � pi� sufficiente affermare una cosa perch� sia vera, ma che occorre ricercare le prove per dimostrarla o confutarla.
Con l�adolescenza viene acquisita la capacit� di riflettere su di s� e sul proprio pensiero. �La realt� � ora secondaria alle possibilit� ha affermato Piaget[3] parlando dello sviluppo del pensiero formale che si realizza in adolescenza; si assiste alla differenziazione del reale dall�astratto. La possibilit� d�essere oggetto di riflessione permette inoltre all'adolescente di interrogarsi su quanto gli sta capitando a livello interno riflettendo sui cambiamenti del proprio corpo e sulla nascita di nuove emozioni, sentimenti e sensazioni. Talvolta si pu� pertanto assistere ad un ripiegamento su di s� che, se non eccessivo, � proprio il segnale di tale momento di autoanalisi e di autoconoscenza. L'introspezione accompagna insomma l'adolescente nel processo di costruzione della propria identit� personale
Secondo Fonagy[4]lo sviluppo del pensiero simbolico � correlato alla crescita emozionale nell�ambito delle relazioni di attaccamento. Per l�autore con le operazioni formali completamente a disposizione, l�adolescente incomincia a pensare ai principi generali, piuttosto che a situazioni specifiche, che possono chiarire o modificare le emozioni. Per Fonagy[5] l�adolescente (rispetto al passato) distingue pi� chiaramente il reale dall�illusorio, coglie la relativit�, la complessit� e la diversit� degli stati mentali propri e altrui.
Inoltre, grazie alle nuove acquisizioni cognitive, l�adolescente valuta con pi� facilit� i nessi tra stati mentali e comportamentali osservati. In altre parole, secondo l�autore, l�adolescente raggiunge un buon grado di mentalizzazione o funzione riflessiva che gli consente di valutare ed interpretare meglio il punto di vista dell�altro.
La Funzione riflessiva o Monitoraggio Metacognitivo, come l�hanno definito Main e Goldwyn,[6]permette di considerare pi� approfonditamente gli stati mentali personali e quelli dei genitori. Tale concetto si lega alla rappresentazione del s� e comprende sia una componente autoriflessiva sia una componente interpersonale, che forniscono la possibilit� di distinguere i processi intrapsichici da quelli interpersonali, la realt� pi� vicina a modalit� di funzionamento immaginario da quella esterna, pi� aderente al contesto reale. Tali capacit� si sviluppano gradualmente in adolescenza e consentono di inferire ed �assumere la prospettiva degli altri� (Anthony, 1997)[7], cambiamento che conduce ad un pensiero non egocentrico e ad una conoscenza che distingue i propri sentimenti e punti di vista da quelli degli altri, ossia ad un� assunzione pi� matura del proprio ruolo.
Tuttavia, secondo Fonagy,[8] questi progressi nella capacit� di pensiero astratto, che permettono all�adolescente di prendere le distanze e controllare se stesso e gli altri, non sono necessariamente vissuti positivamente.. Per l�adolescente, che fa esperienza dei propri e altrui sentimenti, il mondo � improvvisamente molto pi� complesso e ambiguo. Di conseguenza, egli ha bisogno, a volte, di distanziarsi dalle interazioni o dalla mentalizzazione in generale, allo scopo di prendersi una pausa dagli infiniti aspetti che possono avere le diverse motivazioni.
Secondo Ammaniti[9] se durante l�adolescenza non si verificano queste nuove acquisizioni permane, per lo meno temporaneamente, una insufficiente mentalizzazione e i processi di pensiero vengono espressi a livello corporeo con una grave carenza della dimensione simbolica. L�agire sarebbe pertanto il segnale di un arresto o di un disturbo delle capacit� simboliche.
[7] Anthony, B .J. (1997), �Cognitive Development in Adolescence�. in Noshpitz J.D. e Wiley J. (a cura di),� Handbook of Child and Adolescent Psychiatry�, New York