·
La caratteristica essenziale della Ipocondria è la preoccupazione
legata alla paura di avere, oppure alla convinzione di avere, una
grave malattia, basata sulla errata interpretazione di uno o più
segni o sintomi fisici.
· La paura o la convinzione ingiustificate di avere una malattia
persistono nonostante le rassicurazioni mediche anche se la
convinzione non è di intensità delirante.
·
La convinzione non risulta circoscritta alla preoccupazione per
l’aspetto fisico.
· La preoccupazione per i sintomi fisici causa disagio clinicamente
significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale,
lavorativo, o in altre importanti aree.
· Dura per almeno 6 mesi.
Fonte:
©
DSM-IV-TR Manuale Diagnostico e
Statistico dei Disturbi Mentali - Text Revision, 2002
Caratteristiche del Disturbo
L’Ipocondria è un Disturbo che si manifesta con la
preoccupazione o la convinzione da parte dell’individuo di avere
una grave malattia (cancro, cardiopatie, leucemie ecc.); tutta
la vita è
orientata verso questo timore pregiudicando significativamente la
qualità della vita del soggetto e dei propri familiari.
L’ipocondriaco presta particolare attenzione a qualsiasi segno o
sintomo che in qualche modo possano “provare” i propri timori; egli
“scannerizza” continuamente il proprio organismo focalizzandosi ed
interpretando erroneamente ogni minima variazione (battito cardiaco,
respirazione, colorito del viso, lievi mal di testa o dolori vari
ecc.), questa iper-attenzione ovviamente aumenta il rischio che
qualche sintomo o segno inevitabilmente viene trovato confermando,
in una sorta di circolo vizioso, le preoccupazioni iniziali.
L’Ipocondriaco è sempre alla ricerca di rassicurazioni, che
tipicamente hanno un effetto blando mentre stressano cronicamente i
familiari e quanti gli stanno vicino, e di specialisti in grado di
diagnosticare la malattia temuta. Le continue visite mediche e i
possibili effetti iatrogeni possono peggiorare il quadro in quanto
l’assunzione di medicine o gli effetti degli eventuali interventi
chirurgici possono indebolire l’organismo; generalmente
l’ipocondriaco rifiuta l’invito a rivolgersi ad uno specialista
della salute mentale. Le relazioni sociali e lavorative vengono
significativamente compromesse poiché l’ipocondriaco richiede
continuamente rassicurazioni, non si sente compreso, pretende un
trattamento privilegiato, monopolizza le discussioni su tematiche
inerenti la propria malattia, troppe assenze dal lavoro.
L’individuo affetto dal disturbo orienta selettivamente la propria
attenzione sugli stimoli che richiamano la propria preoccupazione
(come un articolo di giornale, la notizia che un conoscente o un
personaggio famoso si è ammalato della stessa malattia ecc.) a cui
fa seguito uno slancio emotivo esagerato. Storie di gravi malattie
o la morte di qualche persona significativa nell’infanzia sembrano
predisporre al disturbo. Insieme all’Ipocondria spesso si trovano
associati altri disturbi come i
Disturbi d’Ansia, i
Disturbi
dell’Umore (soprattutto Depressione Maggiore e Distimia) o altri
Disturbi Somatoformi.
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Modello e Trattamento Cognitivo
Comportamentale dell'Ipocondria
Il modello cognitivo
dell’interpretazione e della cura dell’ipocondria si basa
prevalentemente sul modello di Salkovskis che prevede che il
disturbo sia innescato e mantenuto dall’interpretazione erronea
di normali manifestazioni corporee che vengono valutati
“arbitrariamente” come prove delle presenza di una malattia
grave e spesso mortale. Per alcuni versi il modello
dell’ipocondria può essere considerato simile a quello
dell’attacco di panico: entrambi i disturbi vengono innescati da
interpretazioni “catastrofiche” di normali funzioni somatiche
con la differenza che nell’attacco di panico l’esito della
catastrofe (morte o impazzimento) e percepito come immediato
mentre, nell’ipocondria, la catastrofe e dilazionata nel tempo
assumendo la forma di una intensa preoccupazione per la morte e
la sofferenza della malattia. Spesso il disturbo è scatenato da
un evento casuale quale può essere la malattia e/o la morte di
una persona cara, una propria malattia, notizie legate a
particolari malattie. Questi eventi attivano false credenze
circa il proprio stato di salute che si manifestano attraverso
immagini (Nat) spaventosi che causano l’interpretazione errata
di manifestazioni corporee normali in pericolosi sintomi di
malattie mortali. Le immagini o Nat possono, ad esempio,
riguardare:
Immagini del cuore palpitante
che esplode
Immagini dei polmoni che non si riempiono
completamente d’aria
Immagini di emorragie cerebrali
Immagini del corpo devastato dal cancro
Immagini di sofferenze atroci legate alla
devastazione del corpo.
Il modello cognitivo attribuisce grande importanza ai fattori di
mantenimento che contribuiscono, in maniera determinante, a
cronicizzare il disturbo ipocondriaco; questi fattori possono
essere identificati in specifiche classi: fattori cognitivi,
emotivi, distorsioni cognitive, comportamenti di ricerca di
sicurezza, fattori comportamentali e modifiche fisiologiche.
Uno degli scopi centrali che la terapia
cognitiva si prefigge è quello di favorire l’accettazione del
rischio di potersi ammalare spostando l’accento dal rischio al
terrore di potersi ammalare. La non accettazione del rischio di
potersi ammalare è uno dei fattori che differenzia
l’ipocondriaco da chi è realmente malato; chi è alle prese con
una grave malattia conclamata deve prendere atto è accettare il
nuovo stato. L’ipocondriaco è invece gravato dalla minaccia di
potersi ammalare è questo ne ostacola l’accettazione poiché ha
ancora la “speranza” di poter evitare il danno attraverso il
ricorso alla rassicurazione e altri comportamenti prudenziali
come il “ pensiero magico” ( se smetto di preoccuparmi, se
abbasso la guardia mi ammalo davvero). Inoltre questo
atteggiamento è spiegato dagli “scopi” iperinvestiti e
minacciati ( non essere ammalato, non essere un debole) che
guidano la condotta dell’ipocondriaco. Altro obiettivo
fondamentale della cura consiste nel “ricostruire” in termini
più positivi la rappresentazione che il paziente ipocondriaco ha
di se stesso, rappresentazione che spesso si basa su valutazioni
di debolezza, gracilità, vulnerabilità alle malattie. Questa
rappresentazione di debolezza viene spesso innescata da emozioni
negative che vengono interpretate, in una sorta di circolo
vizioso, come la prova di questa vulnerabilità; uno degli scopi
della terapia è quello di modificare questa assunzione
focalizzando l’attenzione del paziente sulle credenze
disfunzionali che ne influenzano il giudizio. In quest’ottica,
aiutare il paziente a generare ipotesi alternative rispetto
all’ipotesi “catastrofica” di avere una grave malattia
costituisce una valida strategia finalizzata a ridurne il
timore; questa operazione va sostenuta dalla ricerca di “prove”
e “controprove” tese a confermare o a disconfermare le varie
ipotesi, ad esempio si può chiedere al paziente che teme di
avere un cancro di monitorare i sintomi per tutto l’arco della
giornata (per un periodo stabilito) e trascrivere le variazioni
dei sintomi (intensità, frequenza) su un diario, allo stesso
modo gli si chiede di annotare qualsiasi fattore in grado di
ridurre (ad esempio, la rassicurazione) o intensificare ( ad
esempio, l’esposizione ad informazioni sul cancro) i sintomi. Si
invita inoltre il paziente a fare attenzione a come la
focalizzazione su sintomi aumenti le ruminazioni (
preoccupazioni, timori) e di conseguenza i controlli sul corpo
innescando un sorta di circolo vizioso confermatorio.