Il processo adolescenziale comporta la ridefinizione dell�identit� nei suoi diversi aspetti, tra cui le modificazioni corporee, l�incremento dell�attivit� pulsionale, l��abbandono� delle figure genitoriali onniscienti ecc. cui fanno seguito la rinuncia dell�identit� infantile e la costruzione di una nuova identit� adulta.
Com�� stato messo in evidenza da Marcelli e Braconnier,[1] l�adolescente deve ricomporre (o ristrutturare) l�immagine del S� che vigeva nell�infanzia e nel periodo di latenza e a ci� concorrono indubbiamente i temi legati alla pubert�, alla rappresentazione del corpo, all�eccitazione sessuale, anche se questi, secondo gli autori, costituiscono solo un aspetto della �riorganizzazione� delle varie interiorizzazioni e identificazioni proiettive che porteranno al costituirsi dell�identit� adulta. Infatti, insita nel processo di crescita, vi � anche l�elaborazione del lutto per le trasformazioni, vissute come �perdite�, tipiche di questo periodo.
Il cambiamento viene associato alla rottura di una linearit� dello sviluppo fisico e psicologico, inoltre, la mutazione e la trasformazione che avviene sul piano sociale, determina un passaggio dalla dipendenza familiare alla autonomia.[2] E mutamenti cos� repentini, minacciano la permanenza del sentimento di S� che si era precedentemente costruito.
Erikson[3] interpreta l�identit� finale, che si realizza al termine dell�adolescenza, come una configurazione dinamica che si evolve elaborando le varie identificazioni instaurate con individui del passato, comprendendo, cio�, tutte le identificazioni significative in modo da farne un complesso unico e possibilmente coerente. L�identit� si realizza e si definisce, secondo l�autore, proprio in quanto rielaborazione individuale delle esperienze di appartenenza e differenziazione dei rapporti con entrambe le figure genitoriali e delle altre figure significative.
Secondo Kestemberg,[4] il periodo adolescenziale si caratterizza per lo �sconvolgimento profondo�, degli investimenti oggettuali e degli investimenti narcisistici, indotto dalle modificazioni corporee proprie di questa et�. Queste problematiche, secondo l�autrice, si giocano sulla polarit� della ricerca di una propria identit� e nel contemporaneo rifiuto delle immagini genitoriali. Per l�autrice, il rigetto delle immagini genitoriali e il conflitto d�identificazione che ne consegue rappresentano la principale causa dell�angosciante ricerca, da parte dell�adolescente, di una propria identit�.
Per Grinberg[5] l�identit�, o meglio il sentimento d�identit�, � il prodotto dell�interrelazione di tre rapporti d�integrazione: spaziale, temporale e sociale. Il rapporto d�integrazione spaziale comprende la relazione delle varie parti del S�, compreso il S� corporeo, e ha lo scopo di mantenere l�unitariet� tra le varie parti (del S�) e a distinguere il S� dagli altri oggetti: il rapporto di integrazione spaziale mira dunque all�individuazione;
il rapporto d�integrazione temporale si riferisce alle diverse rappresentazioni del S� nel tempo e mira a fornirlo del senso di continuit� che � alla base del sentimento di essere se stessi nonostante le trasformazioni che si susseguono nel tempo; infine, il rapporto di integrazione sociale mette in luce la componente sociale dell�identit� che si manifesta nella relazione tra aspetti del S� e aspetti degli oggetti. Tale rapporto � mediato dai meccanismi di identificazione proiettiva e introiettiva.
La possibilit� di continuare a sentirsi se stesso pur nel succedersi dei cambiamenti, che inevitabilmente l�adolescenza comporta, costituisce un requisito essenziale per il normale passaggio dall�identit� infantile a quella di giovane adulto. Tali cambiamenti, come sottolinea Gislon,[6] sono caratterizzati dalla discontinuit� ossia dal fatto di non avvenire in modo omogeneo come invece accade durante l'infanzia e l'et� adulta. Questo determina pertanto nei ragazzi un vissuto di incertezza nel momento in cui percepiscono di stare cambiando in modo inaspettato. Ovviamente tale discontinuit� convive con un senso di continuit� in quanto l'adolescente ha alle spalle un passato : il suo compito � pertanto quello di rielaborare in modo personale le esperienze passate sulla base delle nuove sperimentazioni. L�adolescente vive quindi un momento di sospensione all'interno del quale si muove per tentativi ed errori e dove si mette in discussione per poi giungere ad una nuova consapevolezza di s�.
Grimberg,[7] come abbiamo visto, parla d�integrazione temporale, uno dei tre aspetti che costituiscono il sentimento d�identit�, come la capacit� di dare continuit� alle diverse rappresentazioni del S� nel tempo, la possibilit� di sapersi riconoscere nonostante i cambiamenti e le vicissitudini della vita.
Per Ladame[8] l�esito della crisi adolescenziale, il suo sviluppo normale o patologico, � determinato in maniera rilevante dall�esito del conflitto tra il problema dell��uguale� e il problema del �diverso�, quale si determina nelle trasformazioni corporee e nelle altre dinamiche che accompagnano l�adolescente. Secondo Grinberg[9]l�individuo, nell�intraprendere il percorso che lo porter� alla definizione di una nuova identit�, deve passare attraverso l�esperienza dolorosa di periodi in cui � presente lo sconvolgimento dei sistemi psichici, delle strutture stabilite e dei rapporti oggettuali.
Per la Jacobson[10] �Il fatto di percepire il S� come unit� organizzata e differenziata, separata e distinta dall�ambiente che la circonda, dotata di continuit� e avente la capacit� di continuare ad essere la medesima nella successione dei cambiamenti, costituisce la base dell�esperienza emozionale dell�identit�.
La dialettica tra invarianza e trasformazione[11] costituisce, dunque, una delle componenti chiave dello sviluppo adolescenziale: da un lato, infatti, l�adolescenza, per sua stessa natura, richiede il cambiamento dei diversi aspetti (rapporto con i genitori, vissuto del proprio corpo ecc..) consolidati nella latenza, mentre dall�altro lato � indispensabile che questi cambiamenti poggino su elementi (che rimandano alla latenza) che non subiscono il processo di trasformazione. Tale dialettica consente il cambiamento evitando la disintegrazione dell�identit�; le parti che nel processo mutativo rimangono invariate metabolizzano le parti trasformate consentendo, in questo modo, di mantenere il senso della propria identit�..