Disturbi Psichici e Nuove Dipendenze

a cura del 

  Dr Gaspare Costa

Psicologo - Psicoterapeuta in Formazione- SPC

 Inscritto all'Albo degli Psicologi  della Reg. Toscana n°5040  - P. IVA 01206950451 -

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Fobia Sociale - Ansia Sociale -

 

Principali Caratteristiche diagnostiche:

·       La caratteristica essenziale della Fobia Sociale è una paura marcata e persistente che riguarda le situazioni sociali o prestazionali che possono creare imbarazzo.

·       L’esposizione alla situazione sociale o prestazionale quasi invariabilmente provoca una risposta ansiosa immediata. Questa risposta può prendere forma di un Attacco di Panico situazionale o sensibile alla situazione.

·       Gli adolescenti e gli adulti con questo disturbo riconoscono che la loro paura è eccessiva o irragionevole, ma questo può non accadere nei bambini.

·       Più spesso la situazione sociale o prestazionale viene evitata, sebbene venga talvolta sopportata nel timore.

·     La diagnosi è appropriata solo se l’evitamento, la paura o l’ansia anticipatoria concernente la situazione sociale o prestazionale interferiscono significativamente con la routine quotidiana, con il funzionamento lavorativo o con la vita sociale dell’individuo, o se la persona presenta un disagio significativo derivante dalla presenza della fobia.

·       Negli individui con meno di 18 anni, i sintomi devono essere stati presenti per almeno 6 mesi prima di diagnosticare la Fobia Sociale.

·       La paura o l’evitamento non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o di una condizione medica generale e non sono meglio giustificati da un altro disturbo mentale.

·        Se è presente un altro disturbo mentale o una condizione medica generale (per es., Balbuzie, Malattia di Parkinson, Anoressia Nervosa), la paura o l’evitamento non sono limitati alla preoccupazione per il loro impatto sociale.

 

 Specificazione

Generalizzata. Questa specificazione può essere usata quando le paure riguardano la maggior parte delle situazioni sociali (per es., iniziare o mantenere la conversazione, partecipare a piccoli gruppi, parlare a persone che occupano una posizione di autorità, partecipare a feste).

Specifica o Circoscritta.  include le persone che temono una singola situazione prestazionale, come pure coloro che temono molte, ma non la maggior parte, delle situazioni sociali.

Fonte:

 © DSM-IV-TR Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali - Text Revision, 2002

 

Caratteristiche del Disturbo

La Fobia Sociale è caratterizzata dal timore di esporsi ad una situazione sociale o prestazionale; in particolare la preoccupazione del fobico sociale concerne la paura di essere rifiutato, giudicato negativamente o criticato dagli altri. Il fobico sociale evita tutte quelle situazioni o eventi che in qualche modo possono esporlo al giudizio e dunque la sua vita sociale e relazionale risulta alquanto povera e limitata, allo stesso modo possono venir compromesse  l’attività scolastica o lavorativa. La ipersensibilità alla critica, i sensi di inferiorità, la bassa autostima e i sentimenti di vergogna e inadeguatezza sono le caratteristiche centrali che definiscono il profilo del fobico sociale; inoltre questi individui evidenziano scarse capacità di coping, ridotte abilità interpersonali, frequenti manifestazioni legate all’ansia (sudorazione, voce tremolante, mani fredde, aumento dei battiti cardiaci, pallore o rossore ecc.), assertività inadeguata. Le situazioni sociali e/o prestazionali che possono rappresentare una minaccia possono essere le più varie (ad esempio trovarsi in gruppo con persone che non si conoscono o delle quali non si è assolutamente certi circa il loro giudizio positivo, parlare in pubblico o prendere l’iniziativa, interagire con figure che rappresentano “l’autorità”, affrontare un esame o un interrogazione orale, mangiare in pubblico, dichiararsi ad una persona di cui si è innamorati ecc.), a seconda che la fobia sia estesa a più situazioni o circoscritta a una situazione particolare ( ad esempio prestazioni scolastiche)  essa viene classificata rispettivamente come generalizzata o specifica. Una delle caratteristiche che si associa alla Fobia Sociale è l’ansia anticipatoria che accompagna l’evento temuto, quest'ansia innesca una serie di meccanismi di evitamento che, in una sorta di circolo vizioso,contribuiscono a mantenere il problema; l’ansia anticipatoria rappresenta per cosi dire una rappresentazione catastrofica dell’evento temuto, in sostanza il fobico sociale anticipa le conseguenze negative dell’evento (ad esempio, fare una figuraccia, essere rifiutati, non essere all’altezza ecc.) prima ancora di affrontarlo, questo atteggiamento passivo( evitamento) impedisce all’individuo di poter fare quelle esperienze necessarie a smentire l’ipotesi catastrofica. In altre parole, se l’individuo evita sistematicamente l’evento temuto non solo non potrà disconfermare l’ipotesi catastrofica ma rinforzerà sempre più il comportamento di evitamento, inoltre il sistematico evitamento di esperienze sociali indebolirà ulteriormente le già deficitarie abilità interpersonali andando ad aggravare l'intensità dell'ansia sociale che lo caratterizza. Gli effetti negativi dell’evitamento come “soluzione” per contrastare la fobia sociale sono molteplici, ad esempio l’individuo tenderà ad evitare sempre più situazioni fobiche che si assomigliano (  feste con amici, cene di lavoro, centri di aggregazione, palestre, centri sportivi ecc.) con il rischio di un reale isolamento; in secondo luogo vengono a mancare o si  impoveriscono le capacità di coping, ovvero di “fronteggiamento” della situazione critica – in sostanza evitando sistematicamente le esperienze temute avrà sempre meno strumenti psicologici e comportamentali per fronteggiarli, in altre parole e come se uno sportivo che non si allena da anni venisse invitato a partecipare ad un meeting importante, è chiaro che con ogni probabilità lo sportivo rifiuterà l’invito poiché il lungo periodo di inattività ha impoverito le sue capacità di affrontare le gare-; infine, un altro effetto negativo prodotto dall’evitamento è costituito da quello che nel gergo della terapia cognitivo comportamentale  viene definito “problema secondario”, ovvero "il problema di avere un problema": in sintesi, il problema secondario consiste nella valutazione che l’individuo da di se stesso per il fatto di avere un problema, generalmente questa valutazione di se stesso assume connotati negativi   ( ad esempio, il fobico  può valutare  se stesso come inadeguato, difettoso, non amabile, diverso, stupido, fallito ecc.) che,  innescando altri  vissuti negativi come rabbia, sentimenti di inadeguatezza, depressione ( molto comune) etc., peggiorano il quadro clinico. La fobia sociale, a seconda della gravità, può dunque rivelarsi particolarmente invalidante e in generale la qualità della vita di questi individui, rispetto ai soggetti “normali”, è piuttosto scadente; in particolare  gli individui affetti dal disturbo hanno un minor sostegno sociale  (un efficace fattore di protezione nei confronti degli eventi stressanti), relazioni sociali scarse o insoddisfacenti, fallimento scolastico o lavorativo, difficoltà a trovare un compagno amici o partner. Il quadro di ansia sociale può essere aggravato dalla compresenza di altri disturbi, che possono precedere o seguire la fobia sociale, quali Disturbi dell’ Umore (in particolare Depressione), altri Disturbi d’Ansia, Disturbi Correlati a Sostanze (alcol, farmaci o droga), Bulimia Disturbo Evitante di Personalità.

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Trattamento Fobia Sociale

La fobia sociale tende a cronicizzarsi e a persistere nel tempo se non trattata, inducendo chi ne soffre ad evitare le attività a cui vorrebbero al contrario partecipare. La terapia più efficace per l’ansia sociale è quella Cognitivo-Comportamentale che ha il suo fulcro nell’esposizione graduale e sistematica alle situazioni sociali ansiogene. L’intervento terapeutico deve innanzitutto far luce sui fattori  d’esordio e  mantenimento del disturbo (cognitivi ed interpersonali) per poi sostituire le strategie di evitamento con forme di esposizione graduale. Le strategie terapeutiche di matrice Cognitivo-Comportamentale si sono rivelate particolarmente efficaci; tecniche come l’esposizione in vivo o in immaginazione, la desensibilizzazione sistematica, tecniche finalizzate a migliorare l’assertività, le abilità sociali, (Training Assertività) il coping,  assicurano, nella maggior parte dei casi, risultati soddisfacenti se non la risoluzione completa del disturbo.

Le linee guida generali del trattamento cognitivo comportamentale della fobia sociale prevedono  le seguenti fasi:

·         ricostruzione dell’evoluzione del disturbo ( in sede di assessment va indagato l’esordio del disturbo fino ad arrivare ad una minuziosa descrizione dello stato del momento;

·        elaborazione del contratto terapeutico il cui contenuto deve prevedere gli obiettivi condivisi, le regole generali della terapia ed accordi di altra natura ( pagamento, durata della seduta, homwork etc.)

·        a partire dalla disamina degli episodi di ansia sociale più recenti  va ricostruito lo schema del funzionamento del disturbo. Attraverso questa procedura è possibile  condividere con il paziente informazioni circa i fattori che innescano e mantengono la fobia sociale; lo schema rappresenta una specie di “mappa” che può orientare il paziente  a capire quello che gli succede e perche nel corso di episodio di ansia sociale. Lo schema ha anche la funzione di “normalizzare”  un esperienza, l’ansia sociale, che oltre ad essere vissuta con imbarazzo e vergogna viene spesso interpretata come la  “prova” della propria inadeguatezza;

·        Individuazione delle credenze errate che innescano e mantengono l’ansia sociale e messa in discussione delle stesse.

·        acquisizione di competenze e tecniche  finalizzate a migliorare la gestione dell’ansia (respiro lento, rilassamento muscolare progressivo etc.)

·        esposizione graduale, in immaginazione o in vivo, verso stimoli ritenuti pericolosi (tutti i pensieri, le situazioni e le occasioni in grado di innescare l’ansia sociale e quindi tendenzialmente evitati dall’individuo);

·         prevenzione delle ricadute

 

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