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"EFFICACIA DELLE PSICOTERAPIE: LA TERAPIA
COGNITIVO-COMPORTAMENTALE NELLE LINEE GUIDA DELL'AMERICAN
PSYCHIATRIC ASSOCIATION "
L’EFFICACIA DELLA PSICOTERAPIA
Perché affidarsi a trattamenti psicoterapici
la cui efficacia sia stata sottoposta a verifiche
sperimentali? In fondo qualsiasi psicoterapeuta, corredato
di una buona formazione e sufficiente esperienza clinica, è
in grado di orientarsi nel trattamento dei pazienti. In realtà, la convinzione che un determinato approccio
terapeutico funzioni non può fondarsi unicamente sulla
propria esperienza clinica: la verifica sperimentale ci
consente di superare la trappola pericolosa
dell'auto-inganno, sostenuto dal desiderio di proteggere la
fiducia nel metodo terapeutico abbracciato (Migone, 2001). I disturbi mentali costituiscano un grande problema di
sanità pubblica per una serie di ragioni: presentano
un'elevata frequenza nella popolazione generale, in tutte le
fasce d’età; sono fortemente invalidanti nella vita
quotidiana, nel lavoro/scuola, nelle relazioni
interpersonali; infine, sono onerosi i costi economici e
sociali che ne derivano per i pazienti e per i familiari (Tansella
e de Girolamo, 2001). Tutto ciò rende indispensabile lo
sforzo di offrire ai pazienti trattamenti elettivi per i
loro disturbi, la cui efficacia sia stata provata
scientificamente (Barcaccia e Mancini, 2006). In questi ultimi decenni c’è stata una vera e propria
esplosione delle ricerche scientifiche sui disturbi
psichiatrici. Se ciò da un lato produce un continuo
ampliamento delle conoscenze, dall’altro rischia di generare
confusione e disorientamento nel paziente e nel clinico che
dovrà occuparsi della sua cura. L’APA (American Psychiatric Association) ha cominciato ad
occuparsi di questi temi sulla spinta del più vasto
movimento EBM (Evidence-Based Medicine, medicina basata su
prove di efficacia), nato nel Regno Unito e fondato su
alcuni semplici principi: se il clinico fa costantemente
riferimento a conoscenze scientifiche aggiornate, il
trattamento dei pazienti migliora, in caso contrario è
destinato a peggiorare nel tempo; i clinici devono poter
attingere agevolmente a compendi selezionati da esperti
sugli interventi più nuovi ed efficaci, e queste
informazioni devono ricevere ampia diffusione (Cochrane,
1999). Proprio ispirandosi a questi principi, l’APA sviluppa
linee-guida pratiche che nascono da revisioni rigorose della
letteratura scientifica sui diversi disturbi psichiatrici.
Tali guide, rinnovate ogni cinque anni circa, sintetizzano
le conoscenze disponibili con lo scopo di assistere il
curante nelle sue decisioni cliniche affinché possa offrire
a ciascun paziente il trattamento, farmacologico e/o
psicoterapico, dimostratosi più efficace per quel disturbo. Da un’attenta analisi delle linee-guida stilate dall’APA
(Practice Guidelines consultabili al sito
http://www.psych.org/psych_pract/treatg/pg/prac_guide.cfm)
emerge che la psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, con le
sue diverse tecniche e strategie, rappresenta ad oggi il
trattamento di prima linea, la terapia da consigliare al
paziente come primo ed elettivo intervento, per molti
disturbi psichiatrici (segue tabella sintetica con le
indiciazioni alla CBT nelle linee-guida APA). È d’obbligo, d'altronde, ricordare che l’assenza di alcune
psicoterapie dall’elenco dei trattamenti raccomandati non
significa necessariamente che non funzionano, ma può, ad
esempio, derivare dalla mancanza o scarsità di ricerche
rigorose condotte per valutarne l’efficacia (evidence-based).
Dott.ssa Teresa
Cosentino Socio Ordinario SITCC
Lazio
LINEE-GUIDA DELL’AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (APA)
PER IL TRATTAMENTO DEI DISTURBI PSICHIATRICI Nella tabella di seguito sono indicati i singoli disturbi
per i quali l’APA consiglia l’impiego della Psicoterapia
Cognitivo-Comportamentale (CBT), con relativo livello di
raccomandazione. In particolare, vengono distinti tre
livelli: - [I] trattamento raccomandato con solida fiducia clinica; - [II] trattamento raccomandato con moderata fiducia
clinica; - [III] trattamento che può essere raccomandato sulla base
delle circostanze individuali.
|
Disturbo |
Fonte |
Livello di raccomandazione per l’impiego della
CBT |
|
Abuso di sostanze
(nicotina, alcool, cocaina, oppiacei) |
Practice Guideline 2006
Guideline Watch 2007 |
I scelta associata ai farmaci |
|
Comportamenti Suicidari |
Practice Guideline 2003 |
II scelta (per pazienti con depressione
maggiore) associata ai farmaci |
|
Depressione Maggiore
|
Practice Guideline 2000
Guideline Watch 2005 |
I scelta con o senza associazione di farmaci |
|
Disturbi Alimentari |
Practice Guideline 2006 |
I scelta (per bulimia nervosa o disturbo da
alimentazione incontrollata)
II scelta (per adulti con anoressia nervosa
che hanno ripreso peso) |
|
Disturbo Bipolare |
Practice Guideline 2002
Guideline Watch 2005 |
II scelta associata ai farmaci |
|
Disturbo Borderline di personalità |
Practice Guideline 2001
Guideline Watch 2005 |
II scelta associata ai farmaci
|
|
Disturbo da stress acuto
e
Disturbo da stress post-traumatico |
Practice Guideline 2004 |
I scelta (per disturbo da stress
post-traumatico)
II scelta (per disturbo da stress acuto) con
o senza associazione di farmaci |
|
Disturbo di Panico |
Practice Guideline 1998
Guideline Watch 2006 |
I scelta con o senza associazione di farmaci |
|
Disturbo Ossessivo Compulsivo |
Practice Guideline 2007 |
I scelta con o senza associazione di farmaci |
|
HIV/AIDS |
Guideline Watch 2006 |
II scelta associata ai farmaci |
|
Schizofrenia
|
Practice Guideline 2004 |
II scelta (fase di stabilizzazione e fase
stabile) associata ai farmaci |
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