Disturbo di Conversione

 

Principali Caratteristiche diagnostiche:

·        La caratteristica essenziale del Disturbo di Conversione è la presenza di sintomi o di deficit riguardanti le funzioni motorie volontarie o sensitive, che suggeriscono una condizione neurologica o un’altra condizione medica generale.

·      Si valuta che dei fattori psicologici siano collegati al sintomo o al deficit, giudizio che si basa sull’osservazione che l’esordio o l’esacerbazione del sintomo o del deficit sono preceduti da qualche conflitto o altro tipo di fattore stressante.

·        I sintomi non sono prodotti o simulati intenzionalmente.

·       Il Disturbo di Conversione non viene diagnosticato se i sintomi o deficit sono interamente spiegabili con una condizione neurologica o medica generale d’altro tipo, con gli effetti diretti di una sostanza, o con una esperienza o comportamento culturalmente determinati.

·       Il problema deve essere clinicamente significativo, come dimostrato dalla presenza di marcato malessere, menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti, oppure dal fatto che richiede attenzione medica

·      Il Disturbo di Conversione non viene diagnosticato se i sintomi sono limitati a dolore o a disfunzioni sessuali, se si manifestano solamente in corso di Disturbo di Somatizzazione, e se sono meglio attribuibili ad un altro disturbo mentale. 

Fonte:

 ©DSM-IV-TR Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali - Text Revision, 2002

Caratteristiche del Disturbo

Il Disturbo di Conversione si caratterizza per le manifestazioni sintomatiche ( sintomi“pseudo-neurologici”) inerenti le funzioni motorie volontarie o sensitive senza la presenza di una compromissione anatomica o organica che ne giustifichi la presenza:

·        I sintomi motori includono alterazioni della coordinazione e dell'equilibrio, paralisi localizzate, perdita della voce (afonia), difficoltà di deglutire o sensazione di nodo alla gola, ed infine ritenzione urinaria; 

·       I sintomi sensitivi comprendono invece perdita della sensibilità tattile o del dolore, cecità, sordità, allucinazioni,   attacchi pseudo-epilettci o convulsioni. 

L’assenza di una qualche compromissione organica lascia presagire che il quadro sintomatico trae origine da una qualche ragione psicologica come un conflitto o una condizione di stress; tale supposizione deve essere incoraggiata dalla correlazione temporale tra le manifestazioni sintomatiche o il loro aggravamento e i fattori psicologici responsabili. In altre parole, le manifestazioni sintomatiche rappresenterebbero (e si sostituirebbero) la simbolizzazione di un conflitto interno. Freud aveva già messo in evidenza tale meccanismo, soprattutto nei suoi studi sull’isteria, a proposito del quale parlava di “vantaggi primari e secondari della malattia” intendendo con “vantaggio primario” la risoluzione del conflitto psichico, e quindi dell’angoscia, attraverso la sua simbolizzazione nella malattia mentre, per “vantaggio secondario”, intendeva i vantaggi concreti che la condizione dell’esser malato può garantire (deresponsabilizzazione, cura, affetto ecc.).

Le manifestazioni sintomatiche di conversione sarebbero dunque una sorta di compromesso tra lo psichico e il somatico. Gli individui affetti dal disturbo appaiono particolarmente suggestionabili ( non ha caso una delle prime cure sperimentate da Charcot e da Freud  per curare l’Isteria fu l’ipnosi) tanto che le manifestazioni sintomatiche possono variare o dipendere da condizioni esterne come l’attenzione degli altri. Un’altra caratteristica che può accompagnare il disturbo è  labelle indifference”, ovvero un atteggiamento distaccato, quasi indifferente, che accompagna le manifestazioni sintomatiche (paralisi, cecità, afonia, sordità ecc.) dell’individuo. Al  Disturbo di Conversione si possono accompagnare Disturbi Dissociativi, il Disturbo Depressivo Maggiore e il Disturbo Istrionico, Antisociale, Borderline e Dipendente di Personalità.

 Dr Gaspare Costa

A chi rivolgersi

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