Disturbi Psichici e Nuove Dipendenze

a cura del 

  Dr Gaspare Costa

Psicologo - Psicoterapeuta in Formazione- SPC

 Inscritto all'Albo degli Psicologi  della Reg. Toscana n°5040  - P. IVA 01206950451 -

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Disturbo di Panico

 

  Principali Caratteristiche diagnostiche:

 

·    La caratteristica essenziale del Disturbo di Panico è la presenza di Attacchi di Panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da almeno 1 mese di preoccupazione persistente di avere un altro Attacco di Panico, preoccupazione sulle possibili implicazioni o conseguenze degli Attacchi di Panico o un significativo cambiamento di comportamento correlato agli attacchi.

·    Gli Attacchi di Panico non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza  o di una condizione medica generale.

·    Gli Attacchi di Panico non sono meglio giustificati da un altro disturbo mentale (per es., Fobia Specifica o Sociale, Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Disturbo Post-traumatico da Stress)

·      A seconda che risultino soddisfatti i criteri anche per l’Agorafobia, viene diagnosticato   il Disturbo di Panico Con Agorafobia  o il  Disturbo di Panico Senza Agorafobia.

Fonte:

 © DSM-IV-TR Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali - Text Revision, 2002

   

Sintomi ed Elementi Salienti dell'Attacco di Panico

L'attacco di panico è una manifestazione d'ansia fortemente intensa, breve e transitoria, (generalmente dura meno di 10 minuti) ma che causa, a chi la subisce, una notevole angoscia. Secondo il DSM-IV  si ha la diagnosi di attacco di panico se sono presenti almeno 4 dei seguenti sintomi:

  • 1) palpitazioni o tachicardia;
  • 2) sudorazione;
  • 3) tremori;
  • 4) dispnea o sensazione di soffocamento;
  • 5) sensazione di asfissia;
  • 6) dolore al petto;
  • 7) nausea o disturbi addominali;
  • 8)sensazioni di sbandamento, instabilità o svenimento;
  • 9) derealizzazione o depersonalizzazione;
  • 10) paura di perdere il controllo o di impazzire;
  • 11) paura di morire;
  • 12)parestesie (sensazioni di torpore o formicolio);
  • 13 brividi o vampate di calore.

Se sono presenti meno di 4 sintomi durante l'attacco si parlerà di attacco paucisintomatico.

L'attacco di panico, a meno che non sia provocato da una situazione altamente stressante o di pericolo arriva, almeno le prime volte, in maniera improvvisa e del tutto inaspettata, come "un fulmine a ciel sereno". Il primo attacco di panico viene descritto come un esperienza angosciante il cui  ricordo è destinato a persistere nella mente di chi lo ha subito condizionandone la vita. Generalmente, chi ha subito un attacco di panico riferisce una serie di vissuti drammatici quale la paura di morire per un infarto ( spesso il primo attacco di panico viene scambiato per un infarto ed è quindi  comune che questi individui vengono portati d'urgenza al pronto soccorso) o di perdere il controllo e quindi impazzire. Nonostante le "rassicurazioni"  mediche  circa la natura psicologica del disturbo, molti individui si sottopongono a continui accertamenti specialistici che con il tempo possono aggravare il quadro clinico. Quando gli attacchi di panico si fanno inaspettati e ricorrenti e sono accompagnati, per almeno un mese, da continue preoccupazioni relative alla possibilità di avere altri attacchi e da alterazioni del comportamento si parla di Disturbo di Panico. In genere il Disturbo si cronicizza è l'individuo tende ad evitare luoghi e situazioni dove egli immagina sia  più probabile incorrere in un attacco di panico senza che vi sia la possibilità di essere soccorso, in altre parole sviluppa un Disturbo di Panico con Agorafobia. Per quanto concerne il trattamento si può affermare che i dati dimostrano che l'approccio Cognitivo si è rivelato particolarmente efficace, in particolare  il "modello del panico"  di Clark (1986) dà una spiegazione esaustiva circa i fattori che causano e mantengono il disturbo. Secondo questo modello, il disturbo di panico è il risultato di interpretazioni "catastrofiche" di normali reazioni corporee ( gli individui destinati a sviluppare gli attacchi di panico hanno, rispetto ad un campione normale, una elevata Anxiety Sensitivity: ovvero una maggiore "sensibilità" nel modo in cui interpretano i propri stati interni ). La costante attenzione  focalizzata sui segnali provenienti dal proprio corpo e dall'ambiente circostante  favorisce il timore di un imminente attacco di panico. Questo stato di apprensione e di continuo monitoraggio  delle proprie sensazioni interne  a sua volta aumenta il livello d'ansia creando un circolo vizioso che si autoalimenta. Il circolo vizioso responsabile del problema può essere schematizzato in questo modo: sintomi somatici-cognitivi = interpretazione erronea = ansia; nell'economia del disturbo vanno poi considerati tre fattori di mantenimento che legano l'individuo a questa "trappola" psicofisiologica: l'attenzione selettiva riguardo alle sensazioni corporee, i comportamenti protettivi associati alla situazione ed i comportamenti di evitamento. I comportamenti di evitamento e/o di protezione hanno un importante ruolo in relazione al mantenimento del disturbo di panico poiché, in primo luogo, la persona valuta il comportamento di evitamento come una strategia efficace in grado, solo  provvisoriamente in realtà, di ridurre i livelli di ansia e quindi cercherà di riproporlo sempre più frequentemente con il rischio di ridurre significativamente le proprie esperienze ed abitudini, inoltre, ed è il fattore di mantenimento più importante, l'evitamento della situazione temuta impedisce di "smentire" l'ipotesi catastrofica temuta che quindi manterrà il proprio quoziente di pericolosità. Immaginiamo, ad esempio,  una persona che ha avuto il suo primo attacco di panico mentre guidava in autostrada: è molto probabile che questa persona, temendo di poter avere un infarto o di poter perdere il controllo mentre guida l'auto (immaginiamo i timori di  questa persona  in relazione alla possibilità che un evento del genere possa verificarsi e le conseguenze temute: incidenti, pericolosità per se e per gli altri, giudizio morale etc.) tenderà a non guidare più o a  evitare di guidare in particolari condizioni (autostrada, code, strade ritenute particolarmente pericolose etc.); è chiaro che una tale strategia, almeno inizialmente, risulta efficace nella riduzione dell'ansia e quindi nel fronteggiare la minaccia temuta ( niente guida = niente incidenti) ma è altrettanto vero che la persona in questione oltre a limitare significativamente la propria vita inizierà a formarsi un giudizio negativo nei confronti di se stessa ( può valutarsi come difettato, "malato", problematico, senza valore etc.) che indubbiamente può aggravare il problema iniziale: ad esempio, all'attacco di panico si possono sommare sentimenti depressivi. Inoltre, la stessa persona difficilmente avrà l'occasione di smentire l'ipotesi "catastrofica" che teme, ovvero che la guida in autostrada sia il presupposto, con probabilità quasi certa,  di eventi funesti (incidenti, perdita di controllo, danni, colpe morali etc.) poiché l'evitamento della situazione temuta impedisce la falsificazione dell' ipotesi catastrofica.

 

Caratteristiche del Disturbo

I soggetti  affetti dal disturbo tipicamente manifestano il timore che l'esperienza dell'attacco di panico possa ripetersi, questa preoccupazione comporta uno stato di continua apprensione che non sempre è legata a luoghi o situazioni particolari. Questa aspettativa "catastrofica" influenza negativamente le performance dell'individuo nei diversi ambiti (lavorativo, sociale, affettivo) tanto che  la propria qualità di vita e quella familiari viene significativamente compromessa. L'individuo diviene particolarmente sensibile nei confronti di eventi o situazioni che egli valuta allarmanti o pericolosi per la propria sicurezza come possono essere le preoccupazioni per la salute (spesso teme di avere una grave malattia o di diventare pazzo) o l’allontanamento delle persone significative. Il continuo monitoraggio  a cui l’individuo si sottopone con lo scopo di anticipare i segni di un possibile attacco di panico non fanno altro che accentuare la focalizzazione sul proprio stato interno con il risultato che ogni minima variazione fisiologica (dovuta al fatto che l’individuo scannerizza continuamente il proprio stato) viene interpretata come “prova” di un imminente attacco di panico; questa “credenza” non fa altro che aumentare l’allarmismo, e quindi i livelli di ansia, con il risultato paradossale che l’ipotesi catastrofica iniziale viene confermata. Questa dinamica, un po' come una profezia che si auto avvera, crea quindi  un circolo vizioso che effettivamente può concretizzarsi in un attacco di panico vero e proprio o produce, comunque, un allarme che paralizza l’individuo (ad esempio una normale accelerazione del battito cardiaco, magari dovuta all’attività fisica, può essere interpretata come il segno di un possibile infarto; questa falsa credenza aumentando i livelli di allarme e quindi di ansia può indirettamente provocare un ulteriore accelerazione del battito cardiaco che confermerebbe l’ipotesi ( catastrofica) iniziale di un imminente attacco di cuore). Un altro fattore centrale nell'innesco dell'attacco di panico è rappresentato dalla iperventilazione che consiste in una modalità di respirazione disfunzionale (troppo frequente o profonda ) in grado di "scompensare" il normale equilibrio  tra ossigeno ed anidrite carbonica  presenti nel corpo e nel cervello; questa rottura di equilibrio metabolico è in grado di generare o di aggravare i principali sintomi dell' attacco di panico come tachicardia, sudorazione, palpitazioni, confusione, timore di perdere il controllo o di impazzire. Essendo l'attacco di panico una risposta di "attacco-fuga", una sorta di allarme o di raccolta delle proprie forze per fronteggiare una grave minaccia per la propria esistenza  (il nucleo centrale del disturbo è rappresentato dalla percezione "distorta" di tale minaccia che, in genere, si accompagna ad eventi o situazioni particolari temute ( uscire da solo, guidare, trovarsi in fila o in luoghi affollati etc.) mentre la terapia mira a decatastrofizzare tale minaccia spogliandola, attraverso tecniche di esposizione agli eventi temuti,dei contenuti drammatici che rappresenta) è "normale" che le principali funzioni corporee, compresa la respirazione, siano "sfruttate" al massimo per garantire una maggiore efficacia della risposta di difesa; questa risposta fisiologica, pur presentando degli "effetti collaterali" è però giustificata se si pensa, come nell'attacco di panico, di essere in procinto di impazzire o di morire. Ognuno di noi si può rendere facilmente conto di come la nostra respirazione cambia a seconda che viviamo stati di tranquillità o di allarme.La letteratura e l’esperienza clinica evidenziano come il Disturbo di Panico possa insorgere a seguito di importanti cambiamenti nella vita dell’individuo quali possono essere lutti, matrimonio, nascita di figli, variazioni lavorative (perdita o promozione), traslochi ecc. che sono chiaramente connessi con l’aumento di responsabilità dell’individuo. Questi eventi “responsabilizzanti” sono scarsamente fronteggiabili dall’individuo che anzi, a seguito dell’insorgenza del disturbo, diventa sempre più inerme, scoraggiato e demotivato; questo stato di sconforto si ripercorre anche nella vita ordinaria e rischia, come si diceva in precedenza, di ripercuotesi sull’attività lavorativa o scolastica con il risultato di aumentare il  senso di fallimento e i vissuti depressivi. Il Disturbo di Panico spesso è associato ad altri Disturbi che possono precederlo o seguirlo; rilevante risulta l’associazione con il Disturbo Depressivo Maggiore, il  Disturbo Correlato a Sostanze (specie alcol e farmaci), la Fobia Sociale, il Disturbo d’Ansia Generalizzato, la Fobia Specifica, il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, il Disturbo Post-traumatico da Stress, l’Ipocondria. Nell’infanzia dei soggetti che da adulti sviluppano il Disturbo di Panico spesso è presente Il Disturbo d’Ansia di Separazione.

Trattamento

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