Disturbi Psichici e Nuove Dipendenze

a cura del 

  Dr Gaspare Costa

Psicologo - Psicoterapeuta in Formazione- SPC

 Inscritto all'Albo degli Psicologi  della Reg. Toscana n°5040  - P. IVA 01206950451 -

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Disturbo d’Ansia Generalizzato

 

Principali Caratteristiche diagnostiche:

·       La caratteristica essenziale del Disturbo d’Ansia Generalizzato è la presenza di ansia e preoccupazione (attesa apprensiva) eccessive, che si manifestano per la maggior parte del tempo per almeno 6 mesi, nei riguardi di una quantità di eventi o attività.

·        L’individuo ha difficoltà a controllare la preoccupazione .

·       L’ansia e la preoccupazione sono accompagnate da almeno tre sintomi addizionali da un elenco che include irrequietezza, facile infaticabilità, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, tensione muscolare e sonno disturbato (nei bambini è richiesto un solo sintomo addizionale) .

·      L’oggetto dell’ansia e della preoccupazione non è limitato alle manifestazioni di un altro disturbo in Asse I

·       Sebbene non sempre gli individui con Disturbo d’Ansia Generalizzato possano riconoscere le preoccupazioni come “eccessive”, hanno difficoltà a controllare la preoccupazione o presentano una conseguente compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

·       Il disturbo non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza  o di una condizione medica generale

Fonte:

 © DSM-IV-TR Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali - Text Revision, 2002

 

Caratteristiche del Disturbo

Il Disturbo d’Ansia Generalizzato si caratterizza per un costante stato di ansia e/o preoccupazione eccessiva che può riguardare una moltitudine di eventi o situazioni, ad esempio la persona può apparire particolarmente allarmata per questioni di natura finanziaria, di salute, o problemi vari che riguardano se stessa o i propri familiari. L’individuo affetto dal Disturbo vive in uno stato di continuo allarme come se, da un momento all’altro, dovesse fronteggiare una minaccia o un pericolo, spesso non chiaramente definito, che compromette il proprio stato di sicurezza. A questo stato di apprensione tipicamente si accompagnano manifestazioni somatiche legate all’ansia (quali sudorazione, tachicardia, nodo alla gola, reattività fisiologica eccessiva, disturbi del sonno ecc.) che ne aggravano il quadro; inoltre sono frequenti difficoltà di concentrazione, agitazione, faticabilità, “nervosismo”, depressione. L’individuo affetto dal Disturbo si trova quindi in una condizione di allarme permanente, ovvero in uno stato di arousal cronico che pregiudica la qualità della vita; l’ambito lavorativo, sociale e affettivo vengono compromessi con conseguente ricaduta negativa sull’umore del soggetto. La compromissione di alcune aree  contribuisce, in sorta di circolo vizioso, ad allarmare ancora di più il soggetto che vede concretizzare i propri timori come una sorta di profezia che si auto avvera. In questo stato di cose può essere comune la presenza di una distorsione cognitiva chiamata affect as information o ragionamento emozionale che consiste nell’assumere l’emozione come informativa sullo stato del mondo; in altre parole l’individuo può inferire lo stato delle cose dall’emozione che sta provando come se si dicesse “ se mi sento ansioso e preoccupato allora vuol dire che c’è davvero un pericolo”; questo tipo di ragionamento può dunque funzionare come dato che orienta e conferma le valutazioni dell’individuo affetto dal disturbo. Il disturbo, come accennato in precedenza, ha una ripercussione negativa sulla qualità della vita ed impedisce al soggetto di godere delle cose piacevoli che questa riserva, sono praticamente incapaci di rilassarsi o di pensare al futuro con tranquillità, spesso la loro attività mentale è impegnata in ruminazioni dal contenuto  spiacevole come se anticipassero i pericoli che temono. Paradossalmente l’evento temuto o un problema reale può risultare meno doloroso rispetto all’apprensione cronica, per una minaccia indefinita, che caratterizza questi soggetti. Il disturbo ha anche ripercussioni dal punto di vista fisico; lo stato cronico di arousal può esprimersi in manifestazioni somatiche ( frequenti mal di testa, sindrome del colon irritabile, ipertensione, gastriti ecc).  Il Disturbo d’Ansia Generalizzato può presentarsi associato ad altri disturbi, frequente risulta l’associazione con i Disturbi dell’ Umore, in particolare con il Disturbo Depressivo Maggiore o il Disturbo Distimico, Disturbo di Panico, Fobia Sociale, Disturbi Correlati a Sostanze ( es. abuso di alcol o ansiolitici), Disturbo del Sonno.

 

Trattamento Cognitivo Comportamentale del Disturbo d'Ansia Generalizzato

L’approccio della terapia cognitivo-comportamentale al disturbo d’ansia generalizzato parte dal presupposto che le preoccupazioni e le rimuginazioni assumono valenze psicopatologiche quando la frequenza e il giudizio che la persona attribuisce ad esse, più che il contenuto intrinseco, assumono particolari caratteristiche. Spesso i soggetti affetti dal disturbo d’ansia generalizzato giudicano le proprie preoccupazioni e rimuginazioni  sia in termini positivi che negativi; in altre parole, almeno in una prima fase, il soggetto valuta positivamente le proprie preoccupazioni poiché vengono considerati funzionali rispetto alla risoluzione di un problema o alla prevenzione dello stesso. In altri termini preoccuparsi vuol dire “mettere le mani avanti”, non trovarsi impreparati o colti di sorpresa dinnanzi all’eventualità temuta, inoltre le rimuginazioni spesso assumono un significato scaramantico, una specie di rituale che esorcizza il pericolo temuto tenendolo lontano (ad esempio, una persona eccessivamente preoccupata di perdere il lavoro potrebbe pensare che smettendo di preoccuparsi potrebbe ritrovarsi disoccupata). Questa disamina  sulle funzioni delle preoccupazioni/rimuginazioni nel disturbo d’ansia generalizzato ci aiuta a capire come, nella fase iniziale del disturbo, il soggetto le ricerca volontariamente. Successivamente, quando la frequenza delle rimuginazioni diventa “eccessiva”, il soggetto incomincia  a giudicare negativamente le proprie preoccupazioni poiché teme di non riuscire più a controllarle; in questo modo si innesca quello che in termini cognitivi viene descritto come il “problema secondario” ovvero il problema di avere un problema che nasce dalla valutazione negativa che il soggetto da ( e si da) rispetto agli effetti del primo problema; nel disturbo d’ansia generalizzato il problema secondario si traduce  con il fatto che il soggetto si preoccupa di essere sempre preoccupato. Questa valutazione, oltre ad aggravare l’ansia, può portare il soggetto a pensare di non essere normale, che sta diventando pazzo o che la sua vita peggiorerà a seguito delle continue apprensioni;  a seguito di queste valutazioni le preoccupazioni e le rimuginazioni vengono vissute dal soggetto in maniera ego distonica, con sofferenza, intrusive e problematiche. Questo quadro è aggravato dai tentativi dell’individuo  di ridurre l’ansia e le preoccupazioni attraverso strategie comportamentali inadeguate (tentativi di controllare i propri pensieri, richieste di rassicurazioni, evitamenti e distrazioni) che contribuiscono a mantenere ed aggravare il problema.

Il trattamento cognitivo comportamentale del disturbo d’ansia generalizzato prevede  le seguenti fasi:

·         ricostruzione dell’evoluzione del disturbo ( in sede di assessment va indagato l’esordio del disturbo fino ad arrivare ad una minuziosa descrizione dello stato del momento;

·         a partire dalla disamina di episodi recenti caratterizzati da vissuti d’ansia e/o preoccupazioni   ricostruire lo schema del funzionamento del disturbo;

·         elaborazione del contratto terapeutico il cui contenuto deve prevedere gli obiettivi condivisi, le regole generali della terapia ed accordi di altra natura ( pagamento, durata della seduta,  homwork etc.)

·         psicoeducazione;  viene illustrato al paziente come i propri assunti  relativi al significato attribuito alle preoccupazioni  possa avere un ruolo nella genesi e nel mantenimento del problema;

·         Individuazione delle credenze errate relative alla preoccupazione ( significato attribuito) e messa in discussione delle stesse

·         acquisizione di competenze e tecniche  finalizzate a migliorare la gestione dell’ansia

·         esposizione graduale agli stimoli ansiogeni ( tutti i pensieri, le situazioni e le occasioni in grado di attivare ansia e/o preoccupazione e quindi tendenzialmente evitati dall’individuo)

·         prevenzione delle ricadute

 

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