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Workaholism
(Dipendenza da Lavoro)
Con il termine
Workaholism si intende la tendenza a lavorare eccessivamente fino a
stabilire una vera e propria dipendenza. Questo tipo di disturbo
cominciò ad essere studiato in America e in Germania sul finire
degli anni 70 e, come suggerisce il nome, fu subito paragonato
all’alcolismo proprio per sottolineare il carattere di dipendenza
che alcune persone sviluppano nei confronti del lavoro. Ad un
analisi superficiale sembra paradossale paragonare l’eccesso di
lavoro ad altre dipendenza (da sostanze o senza sostanze) per
l’enorme valore morale e sociale che storicamente si è dato ad esso
come fonte di guadagno e quindi di benessere per se o i propri
familiari. E’ quindi comprensibile che il lavoro, oltre alla
soddisfazione dei bisogni primari, abbia assunto anche una funzione
di rinforzo secondario, ovvero di valore personale, che
inevitabilmente si riflette sull’autostima e il senso di efficacia
della persona. Queste caratteristiche complicano la “diagnosi” di
dipendenza da lavoro e, soprattutto, rinforza il misconoscimento del
dipendente che può giustificare l’eccesso di lavoro con spiegazioni
altruistiche del tipo “lo faccio per garantire il benessere alla mia
famiglia” o “devo pensare al futuro dei miei figli”. In realtà, il
dipendente è consapevole che il lavoro è l’unica attività che lo
gratifica avendo già sperimentato i vissuti di vuoto, noia, sensi di
colpa e inutilità che si manifestano non appena egli cerca di
distaccarsi dal lavoro. Proprio come una vera droga il Workaholic
sperimenta gli stati di tolleranza e astinenza tipici delle
dipendenze che lo portano ad aumentare progressivamente la dose di
lavoro per raggiungere il “benessere” desiderato e a sperimentare
uno stato di malessere, con manifestazioni sintomatologiche
psicofisiche tipiche dell’astinenza, quando è impossibilitato a
lavorare.
Il dipendente da
lavoro si caratterizza per i seguenti aspetti:
-
eccessivo
tempo dedicato al lavoro (il dipendente tende a lavorare o a
pensare al lavoro anche in ferie, nei week-end e nel tempo
libero, nei casi più gravi arriva a lavorare anche di nascosto);
-
tendenza a
trascurare le relazioni interpersonali (tranne quelle legate al
lavoro), affetti e interessi;
-
stile di vita
completamente incentrato sul lavoro;
-
incapacità a
rilassarsi;
Mentre le problematiche più significative
possono riguardare:
-
problematiche psicologiche (stati ansiosi, tendenza al
perfezionismo, senso di vuoto ed inutilità quando “staccano” dal
lavoro, autostima legata alla quantità o al successo lavorativo,
sensi di colpa, atteggiamento ossessessivo-compulsivo nei
confronti del lavoro, disturbi del sonno ecc.)
-
problematiche fisiche (disturbi cardiocircolatori,
emicrania, problemi gastrointestinali, dolori muscolari,
malattie psicosomatiche, abuso di sostanze come alcol,
nicotina,caffeina e stimolanti ecc.)
-
problematiche relazionali (isolamento, scarsa
assertività, atteggiamento sprezzante nei confronti dei colleghi
e delle persone che vanno in vacanza, coltivano hobby e
interessi, vanno in pensione o godono del tempo libero,
problematiche familiari legate al troppo lavoro ecc.)
Queste caratteristiche possono aiutare la
non facile differenza tra il lavoratore passionale e il dipendente
da lavoro; il lavoratore passionale, ovvero chi ha scelto il lavoro
in base alle proprie passioni, anche se eccede nell’attività
lavorativa è pero in grado di godere degli altri aspetti della vita,
ovvero egli prova piacere nel coltivare hobby, relazioni sociali e
interessi svincolati dall’attività lavorativa mentre il dipendente
trova l’unica fonte di gratificazione nel lavoro, egli non lavora
per vivere ma vive per lavorare.
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