Disturbi Psichici e Nuove Dipendenze

a cura del 

  Dr Gaspare Costa

Psicologo - Psicoterapeuta in Formazione- SPC

 Inscritto all'Albo degli Psicologi  della Reg. Toscana n°5040  - P. IVA 01206950451 -

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Love Addiction (Dipendenza affettiva)

 

La Dipendenza affettiva è un quadro psicopatologico  in cui  il “rapporto d’amore” è vissuto come condizione stessa della propria esistenza. Gli individui affetti da tale Dipendenza vedono nell’altro la fonte di ogni benessere e, pur di mantenere e non rischiare di perdere l’oggetto amato sono disposti a sacrificare qualsiasi bisogno o desiderio personale fino al punto di annullare il proprio Sé. L’importanza attribuita all’oggetto d’amore spinge il Dipendente a preservare il rapporto affettivo a tutti costi  fino ad assumere un atteggiamento di assoluta “dedizione” adoperandosi affinché  i bisogni e i desideri dell’altro vengano soddisfatti.  Questo atteggiamento è spiegato con il fatto che il “Dipendente” vive costantemente nel terrore di poter  perdere la persona amata, evento considerato  insopportabile  e inconciliabile con il prosieguo della propria vita. Si parla appunto di Dipendenza per sottolineare il fatto che, proprio come le dipendenze da sostanze ( ad es., droga o alcol), il soggetto non può rinunciare, pena “la crisi d’astinenza”, all’oggetto amato ma  anzi ,con il passare del tempo, richiede “dosi” di presenza o vicinanza sempre maggiori.  Secondo Giddens, la dipendenza affettiva presenta le seguenti caratteristiche:

  • L'Ebbrezza. Ovvero,  il soggetto dipendente tende a star bene solo quando è in presenza della persona amata;

  • La Dose. Il dipendente tende ad aumentare le “dosi” di presenza/vicinanza della persona amata;

  • La Perdita dell’Io. Il dipendente aspira ad uno stato di “fusione” con l’amato che può compromettere le capacità critiche e l’esame di realtà della persona.

Da queste caratteristiche si evince una grande differenza tra l’amore sano e la “Dipendenza Affettiva”: nell’amore sano il desiderio di fusione con l’altro, l’idealizzazione, il desiderio di stare continuamente con la persona amata, l’ansia di separazione, l’"ossessione" per l’altro, le manifestazioni somatiche (batticuore, rossore, eccitazione) sono normali nella prima fase, ovvero nell’innamoramento, e tendono con il tempo a ridursi d’intensità fino ad essere sostituiti da forme più “mature” e reciproche di manifestazioni affettive come il rispetto, la stima, il volere il bene dell’altro; in altre parole, nell’amore sano i partner, citando Bowlby, assumono il ruolo di “base sicura” in cui entrambi, nella piena autonomia, possono rifornirsi di affetto e sicurezza. Nella Dipendenza Affettiva questo percorso non viene completato tanto che l’individuo vive un perenne desiderio di fusione con l’altro; accanto a questo aspetto centrale si possono osservare altre caratteriste  tipiche dell’amore dipendente:

  • E’ ossessivo. Il “dipendente affettivo” è ossessionato dall’idea del partner e dal timore che egli lo possa abbandonare. Il partner diventa il “chiodo fisso” fino al punto di non riuscire a pensare ad altro (può trascurare la quotidianità, il lavoro, i figli ecc..).

  •  Evita i rischi di cambiamento. L’individuo dipendente evita ad ogni costo il cambiamento poiché questo potrebbe mettere a rischio il “rapporto”, e considerando che il rischio è rappresentato dall’abbandono,  rinuncia ad ogni interesse e crescita personale (spesso anche professionale) “sacrificandosi” per il bene dell’altro. La stagnazione del rapporto spesso sortisce gli effetti opposti di quelli sperati poiché l’amore per definizione è un processo dinamico che si nutre dei cambiamenti e della crescita personale.

  • Manca di vera intimità.   Lo stato di continua tensione, l’ansia di poter perdere il partner, il terrore dell’abbandono, la possessività, paradossalmente impediscono al dipendente di affetto di vivere uno stato di vera intimità  e genuinità con l’altro.

  • È parassitario. Il dipendente affettivo, proprio come un parassita che  vive  grazie al  “nutrimento” del organismo che lo ospita, si mette nella condizione di dipendere dell’altro  per sentirsi vivo; egli rinuncia alle proprie aspettative, interessi e bisogni e fa propri i bisogni e i desideri dell’altro come se si dicesse “se muore (ovvero mi abbandona) l’organismo che mi ospita muoio anch’io”.

  • Richiede l’assoluta devozione dell’amato. Al dipendente affettivo non basta pensare all’altro ma richiede continuamente, con il fine di rassicurarsi circa la stabilità del rapporto, continue prove d’amore. Questo atteggiamento con il tempo “stressa” il partner che, al fine di  salvaguardare la propria autonomia,  può “trascurare” gli infiniti bisogni di conferma del dipendente con il risultato che questi, non sentendosi rassicurato, aumenterà ancora di più le richieste di prove d’amore creando un circolo vizioso che si autoalimenta.

  • È manipolativo e Iperpossessivo. Come naturale conseguenza il dipendente affettivo esaspera, al fine di ottenere  il  bisogno di sicurezza emotiva di cui necessità,  gli atteggiamenti di possessività e controllo cercando di “ spiare” non solo i comportamenti  ma anche i pensieri del partner. Anche la manipolazione diventa  una strategia funzionale al bisogno di sicurezza (i ricatti affettivi possono essere frequenti  come pure gesti auto lesivi o minacce di suicidio).

Secondo, D. Miller ( 1994) la Dipendenza Affettiva  colpisce nella stragrande maggioranza dei casi, superiore al 90%,  donne di diverse fasce di età dalle più giovani  alle donne mature. Queste donne vivono, come già descritto in precedenza, le relazioni amorose alla ricerca di uno  stato di fusione con il partner per il quale sono disposte a sacrificare tutti i loro interessi personali, desideri, aspettative, crescita personale e professionale, fino al punto di annullare se stesse a vantaggio dell’altro. Le aspirazioni personali vengono “rinnegate” a favore di quelle del partner il cui “amore”, interesse, affetto e sicurezza affettiva vengono considerati di vitale importanza per la propria esistenza. Queste donne passano la loro vita a mendicare l’“affetto”del’altro che idealizzano come proiezione del proprio Sé  a cui cercano di dare valore, per sopprimere i sentimenti di inadeguatezza, vuoto, impotenza, scarsa autostima, non amabilità che si trovano a  fronteggiare. La Dipendenza d’Amore  trova le  radici nell’infanzia di queste donne i cui bisogni d’amore, affetto ed accudimento sono stati frustrati; nella relazione con le figure significative il bambino impara, attraverso le cure e la sensibilità dell’altro, che egli “è una persona degna d’amore”, è questo sentimento, che in genere lo accompagna  per tutta la vita, che nutre l’amor proprio e la fiducia verso se stessi e gli altri. Le donne che sviluppano la Dipendenza Affettiva non hanno introiettato questo sentimento ma, al contrario, si sono convinte “che i loro bisogni non contano” o che “ non sono degne di essere amate”.Come sottolinea J.L. Herman (1992),  molte di queste donne hanno una storia infantile di maltrattamenti fisici e psicologici, spesso sono state vittime di abusi sessuali o molestie, o comunque i loro bisogni sono stati negati. Divenute grandi esse tendono a negare i propri bisogni, presentano una bassa autostima e la loro identità appare labile (abbisogna dell’altro per essere consolidata). In riferimento ai possibili traumi subiti (abusi sessuali o violenze fisiche e/o psicologiche) alcuni autori, come D. Miller, hanno ipotizzato un paragone tra Dipendenza Affettiva e Disturbo Post Traumatico da Stress che presenta un quadro sintomatologico  caratterizzato da: dissociazione, panico, disturbi del sonno, irritabilità, perdita di concentrazione, flash back, istinto a fuggire ecc. E’ molto probabile che nell’eziologia della  Dipendenza Affettiva partecipano diverse concause: come lo stile di attaccamento e i modelli operativi interni che si sviluppano nell’infanzia e regolano lo stile e le caratteristiche con un cui una persona si relaziona agli altri (Sicuro, Evitante, ambivalente, Disorganizzato), l’influenza culturale che nel recente passato ha relegato le donne a ruoli subordinati e passivi, infine la nuova sociologia della famiglia che, rispetto alle famiglie tradizionali stabili e coese, presenta legami sempre più  ambigui ed instabili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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