Secondo Weiss[1] cominciando dalla prima adolescenza, e forse anche prima, i giovani sperimentano degli intervalli durante i quali i genitori non sono pi� visti come figure di attaccamento e in conseguenza di ci� si sentono emotivamente isolati. Secondo l�autore, la maturazione sessuale e sociale, il riconoscimento dei limiti genitoriali e l�accresciuta fiducia in se stessi sono tutti fattori che concorrono a questo distacco.
I periodi in cui si manifesta il ritiro dei sentimenti di attaccamento sono inizialmente occasionali e di breve durata; con la maturazione del bambino si presentano con maggiore frequenza e sono pi� duraturi. Secondo Reda,[2] durante queste �pause� il genitore, da �specchio� diventa la �controparte� con cui avere scambi dialettici di idee, fondamentali per lo sviluppo dell�autonomia. Ammaniti[3] sottolinea come i genitori, durante la fase adolescenziale, siano percepiti in maniera pi� realistica rispetto al passato; essi, cio�, vengono spogliati dell�alone di onnipotenza che li caratterizzava durante l�infanzia e assumono i connotati di persone normali con cui confrontarsi.
Secondo Weiss,[4] durante questi intervalli i ragazzi non regolano pi�, prevalentemente, i propri stati interni attraverso lo scambio con i genitori ed �, anzi, probabile che attuino qualche sforzo per non farlo. L�adolescente che sta per abbandonare i genitori come figure di attaccamento, ma ancora non ha trovato un sostituto, un amico o un partner, che possa favorire i sentimenti di sicurezza allo stesso modo di un genitore, pu� sentirsi solo per molto tempo. Per Weiss,[5] l�ultima fase della trasformazione del sistema di attaccamento dell�infanzia � quella in cui si compie la scelta di una figura di attaccamento adulto; l�attaccamento nei confronti di nuove figure sembra avanzare a sbalzi, proprio come l�abbandono delle figure di attaccamento.
Shaver e Hazan[6] hanno dimostrato che l�attaccamento non si trasferisce in blocco da una figura all�altra, ma piuttosto che le sue funzioni vengano spostate gradatamente e che la funzione di �base sicura� sia l�ultima ad essere trasferita. Si pu� immaginare che gli attaccamenti verso i pari siano �esplorati� a partire dalla funzione di base sicura fornita dall�attaccamento ai genitori. Secondo questi autori, si pu� prevedere che l�aggiunta della componente �rifugio sicuro� alle relazioni di attaccamento in via di sviluppo avvenga tipicamente tra i dieci e i sedici anni; � ipotizzabile inoltre che la funzione di base sicura dell�attaccamento non venga spostata fino a quando non viene instaurata una relazione stabile e duratura con un pari, vale a dire all�inizio dell�et� adulta.
Per verificare l�ipotesi che le funzioni di attaccamento vengano trasferite ad una ad una, Hazan e Hutt[7] hanno messo a punto uno strumento in grado di misurare separatamente le tre componenti, che, a loro giudizio, connotano il comportamento di attaccamento: mantenimento della vicinanza, rifugio sicuro e base sicura. La ricerca ha dimostrato che nei soggetti di 17 anni i comportamenti di ricerca di vicinanza e di rifugio sicuro sono diretti, nella maggioranza dei casi, verso i pari, mentre i genitori continuano ad assolvere la funzione di base sicura. Da tale ricerca � emerso che circa i tre quarti dei diciassettenni riferirono che la persona con cui preferivano stare e a cui si rivolgevano per avere un sostegno emotivo era un pari. Quelli che avevano una relazione affettiva stabile indicavano solitamente il loro partner; gli altri nominavano l�amico pi� intimo. La maggioranza considerava ancora i genitori come base sicura, sebbene una consistente minoranza (45 per cento) facesse riferimento, per questa funzione, ad un pari.
Riassumendo, la maggioranza dei bambini tra i cinque e i dieci anni ambisce trascorrere il tempo con i coetanei, ma preferirebbe non essere allontanata dai genitori. A partire dagli undici anni la maggioranza non si limita a preferire la compagnia dei coetanei, ma comincia a rivolgersi a loro per ricevere conforto e sostegno emotivo. Per almeno tutta la durata delle scuole superiori, i genitori continuano a svolgere il ruolo di base sicura nella maggioranza dei casi. Solo nel corso della tarda adolescenza si comincia a notare l�emergere di quella modalit� di attaccamento ai coetanei che caratterizza l�et� adulta. I risultati della ricerca di Hazan e Hutt[8] suggeriscono che il processo di abbandono dei genitori come figure di attaccamento inizia presto, ma � per� necessario un lungo periodo affinch� tutte le componenti che ne caratterizzano il comportamento vengano spostate su una figura alternativa. Il lavoro di Hazan e Hutt � stato avvalorato da un recente studio di Hazan e Zeifman[9] che ha tentato di indagare il problema del passaggio dall�attaccamento da complementare a reciproco, attraverso due studi che si prefiggevano di sondare il comportamento di attaccamento prima nell�adolescenza e poi nell�et� adulta.Nel primo studio (che in questa sede � quello che pi� interessa), ad un campione di 100 partecipanti, compresi in un range tra i 6 e i 17 anni, � stata somministrata un'intervista predisposta per l'occasione, che indagava dimensioni quali mantenimento della vicinanza , rifugio sicuro , angoscia da separazione e base sicura , con l'intento di rilevare eventuali differenze tra figure parentali e coetanei. Dall'analisi dei dati raccolti � emerso che quasi tutti i bambini e adolescenti erano orientati verso i coetanei per quanto riguarda la ricerca di vicinanza, infatti preferivano passare il tempo in compagnia dei coetanei piuttosto che dei genitori. Un chiaro cambiamento relativamente alla componente rifugio sicuro � affiorato tra i soggetti di et� compresa tra gli 8 e i 14 anni, i quali hanno mostrato di preferire i pari ai genitori quale fonte di sicurezza e supporto emotivo. Per la maggioranza, i genitori continuavano a fungere da base sicura e rappresentavano la prima causa di angoscia da separazione. Solo negli adolescenti pi� grandi, tra i 15 e i 17 anni, sono stati trovati veri e propri legami di attaccamento ai coetanei, ovvero relazioni con i pari che sembravano contenere tutte e quattro le sopraccitate dimensioni: mantenimento della vicinanza, rifugio sicuro, angoscia da separazione e base sicura
Secondo Hazan e Shaver,[10] nel passaggio dall�adolescenza all�et� adulta le funzioni dei legami di attaccamento vengono trasferite dai genitori ai pari e soprattutto al partner. Essi suggeriscono che i partner adulti possono svolgere funzioni simili a quelle compiute dal genitore per il bambino, ovvero garantire la prossimit� oltre che un rifugio e una base sicura. Gli stessi autori hanno anche rilevato la scarsa probabilit� che nell�arco del ciclo vitale i genitori vengano completamente perduti come figure di attaccamento importanti. Piuttosto essi scendono di livello nella gerarchia delle figure fondamentali.
A tal proposito la Ainsworth[11] ha sottolineato il fatto che, nonostante gli adulti possano trovare una nuova figura di attaccamento principale, l�attaccamento verso i genitori non scompare del tutto: a dimostrarlo vi sarebbe la risposta che generalmente una persona manifesta alla morte di un genitore. L�adulto bench� pienamente indipendente dal genitore, sperimenta solitamente un profondo senso di perdita e, dopo che il lutto si � risolto, i modelli interni della figura perduta continuano ad esercitare il loro influsso.
Secondo Crittenden,[12] i nuovi scambi relazionali che l�adolescente instaura con i pari facilitano la costruzione dei primi legami sentimentali attraverso i quali viene avviato il graduale passaggio delle funzioni - vicinanza, rifugio e base sicura - proprie del legame di attaccamento ad altre figure significative: � Per la prima volta relazioni intime importanti (con un partner) combinano la funzione protettiva con quella riproduttiva [�.] ciascun sistema funziona da ausiliario per l�altro in modo che le relazioni ragazzo-ragazza forniscono, cos�, la configurazione per la selezione del coniuge.[13]� In definitiva, secondo l�autrice: �Diversamente dalle relazioni con l�amico preferito dell�infanzia, queste relazioni amorose sono sia simmetriche sia reciproche. Vale a dire che ciascuno dei partner � consapevole di incorrere in qualche responsabilit� rispetto all�accudimento dell�altro.[14]�
Secondo Ammaniti,[15] uno dei motivi che spingono l�adolescente ad �abbandonare� i propri genitori come figure di riferimento per investirne altre collocate al di fuori dal contesto familiare � da ricercarsi nella differente percezione, rispetto all�infanzia, che il ragazzo ha nei confronti del padre e della madre; questi non sono pi� sentiti come rappresentanti una struttura unilaterale di autorit�, ma come persone. Secondo l�autore si pu� ipotizzare che l�adolescente giunga a costruirsi progressivamente una teoria della mente dei genitori, riuscendo a prescindere dalla loro funzione genitoriale e d�autorit�.
Per Fonagy[16] l�evoluzione del S� autoriflessivo in adolescenza, considerata una conquista evolutiva intrapsichica ed interpersonale che, secondo l�autore, si osserva completamente soltanto in presenza di una relazione sicura, opera in modo tale che l�adolescente riconosce in modo pi� realistico la funzione e la qualit� del legame con i genitori, distingue con pi� chiarezza il reale dall�illusorio, coglie la relativit�, la complessit� e la diversit� degli stati mentali propri e altrui. Inoltre grazie alle nuove acquisizioni cognitive l�adolescente valuta con pi� facilit� i nessi tra stati mentali e comportamentali osservati e la dimensione evolutiva del cambiamento. Per Fonagy[17] e Target l�aumento della complessit� cognitiva � ci� che pu� guidare, ma anche deviare, il raggiungimento della separazione. Traguardo che impone l�integrare di pensieri sempre pi� numerosi e complessi riguardo ai propri e altrui sentimenti e motivazioni. Questo trasferimento delle funzioni di attaccamento dalla famiglia alle altre figure significative non si gioca solo nell�interazione tra le dinamiche dell�attaccamento familiari e coniugali di cui � portatore il genitore e i modelli del figlio, bens� tra i due poli si colloca una terza variabile rappresentata dalla presenza di fratelli e dai loro modelli di relazione.
Nella teoria sistemico-familiare di Bowen[18] si ipotizza che il grado di maturit� emotiva di un soggetto dipenda proprio dal grado di separazione emotiva che egli � in grado di raggiungere nei confronti della propria famiglia di origine. Secondo l�autore, l�attaccamento madre-bambino non pu� svilupparsi n� esistere nel totale isolamento; piuttosto il legame � radicato nel quadro delle principali relazioni inserite nel pi� vasto mondo relazionale, comprensivo della famiglia estesa. Il funzionamento della madre e del padre all�interno dell�unit� e la natura delle loro relazioni con gli altri (includendo la famiglia allargata, il coniuge e i fratelli) diventa parte integrante del sistema cui il bambino si attacca, vale a dire del quadro completo delle relazioni di cui madre e figlio sono parte[19].
Attualmente, infatti, si tende a considerare il ciclo di vita (e i cambiamenti che in esso si realizzano) da una prospettiva ecologica. Il modello ecologico si pu� definire come lo studio della relazione dell�essere umano in sviluppo con le situazioni e il contesto nei quali � attivamente coinvolto. L�uomo � al centro di una serie di anelli concentrici, ovverosia, di situazioni che esercitano un�influenza bidirezionale su di esso. I cerchi concentrici pi� esterni sono quelli che rappresentano i valori della societ� e della cultura, mentre quelli pi� interni indicano le situazioni pi� vicine alla persona come, ad esempio, la famiglia, i vicini e la scuola.
Nel modello ecologico ritroviamo le tesi fondamentali della teoria sistemica: i sistemi sono costituiti da parti che sono in relazione tra loro; il cambiamento di una parte implica necessariamente un cambiamento in tutte le altre; i sistemi tendono all�equilibrio (omeostasi); e, infine, i sistemi mantengono un equilibrio tra periodi di stabilit� e periodi di cambiamento.
[6] Shaver, P. R.., Hazan, C., (1992),� L�attaccamento di coppia negli adulti: teoria ed evidenza empirica�, in Carli, L. (a cura di), �Attaccamento e rapporto di coppia�, Raffaello Cortina Editore, Milano 1995
[7] Hazan, C., Hutt, M.J. (1990), �Continuity and change in inner working models of attachment�. Lavoro presentato alla v� International Conference on Personal Relationship, Oxford
[9]Hazan, C., e Zeifman, D.(1999). �I legami di coppia come attaccamenti: valutazione dei dati�. In J. Cassidy, e P.R. Shaver (a cura di), �Manuale dell'attaccamento: Teoria, ricerca e applicazioni cliniche� (pp. 382-403). Roma: Giovanni Fioriti Editore, 2002
[10] Hazan C., Shaver, P. (1994), �Attachment as an organizational framework for research on close relationships�. Psychological Inquiry, 5 (1), pp. 1-22
[11] Ainsworth, M. D. S., (1995), �Attaccamento e altri legami affettivi nel ciclo della vita�, in Parkes, C. M., Stevenson Hinde J., Marris, P., �L�attaccamento nel ciclo della vita�, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma
44 Vedi nota n� 2, cap. 2, pag. 30
[13] Crittenden, P.M. (1997 b) �Configurazioni di attaccamento e comportamento sessuale: rischi di disfunzioni e opportunit� di integrazione creativa�,. in �Pericolo, sviluppo e adattamento�. Masson, Milano 1997, p. 131