Il Bullismo

 a cura del Dr Gaspare Costa 

Definizione del fenomeno Bullismo

Il Bullismo rappresenta una problematica sociale che negli ultimi anni numerosi episodi del fenomeno sono balzati alla cronaca attirando l’attenzione dei mass-media e l’interesse dei diversi attori interessati al fenomeno (genitori, insegnanti, educatori, pedagogisti, psicologi ecc.) che, per definizione, si concretizza all’interno del contesto scolastico.bullismo Attualmente il termine bullismo viene utilizzato per connotare i continui soprusi e le angherie a cui sono sottoposti i compagni di classe o di gioco più indifesi. Il bullismo consiste, dunque, nella messa in atto di comportamenti aggressivi sistematici (fisici o verbali), o nel tentativo di isolare la vittima, che il bullo perpetua nei confronti dei soggetti ritenuti più “deboli”. Per Dan Olweus, uno dei massimi studiosi di bullismo, un studente viene vittimizzato nel momento in cui viene sottoposto, ripetutamente nel corso del tempo, ad azioni offensive messe in atto da uno o più compagni di scuola.

L’analisi del fenomeno mette in risalto alcune caratteristiche tipiche del bullismo: innanzitutto i comportamenti vessatori del bullo nei confronti della vittima non sono giustificati da significativi motivi, ovvero la vittima non fa nulla che possa “offendere” il bullo, essa viene scelta per la sua presunta fragilità, per l’incapacità di difendersi, perché presenta un handicap fisico o qualche peculiarità  che la contrassegna come attaccabile (gracilità, timidezza, etnia, difetti fisici ecc.); la sistematicità degli atti di bullismo possono arrecare alla vittima profonde sofferenze e disagi psicologici che possono sfociare in problematiche serie come il rifiuto scolastico, la riduzione dell’autostima che spesso appare già precaria, attacchi d’ansia, depressione, vissuti di colpa (paradossalmente la vittima può colpevolizzarsi), disturbi del sonno, incubi, isolamento, paura di uscire di casa, somatizzazioni dovute alla condizione di stress (mal di testa, mal di stomaco o malessere generale).

 

Principali forme di Bullismo

Secondo Olweus (1996),  il bullismo si può manifestare in tre principali forme:

·    nel bullismo diretto i comportamenti del bullo si manifestano e prendono forma in maniera palese, chiara ed evidente; le tipiche forme di bullismo diretto consistono in aggressioni fisiche ( calci, pugni, sputi, spintoni ecc.) o verbali ( insulti, calunnie, derisioni, minacce, ricatti, umiliazioni ecc.), ovviamente rientrano nella forma del bullismo diretto la sottrazione o il danneggiamento del materiale della vittima, la richiesta di danaro o altri oggetti.

·   nel bullismo indiretto la finalità del bullo consiste nell’isolare la vittima dal gruppo, nel renderla diversa e farla sentire diversa; le strategie messe in atto in questa forma consistono nel diffamare, calunniare e ridicolizzare la vittima arrecando alla stessa un significativo danno all’immagine sociale.

·    il “cyberbullying” è la forma evoluta del bullismo che si serve della tecnologia per consumare angherie, vessazioni e umiliazioni ai danni della vittima; rientrano in questa tipologia la diffusione di video (alcune immagini riversati su youtube hanno destato sconcerto e perplessità nell’opinione pubblica contribuendo a far conoscere il fenomeno su larga scala) che riprendono le vittime mentre vengono umiliate e/o ridicolizzate dai compagni di scuola.  Nel cyberbullyng si fa ampio uso, sempre con le stesse finalità, di sms, e-mail, mms e chat.

 

Gli attori del bullismo

Il bullismo rappresenta un fenomeno di gruppo e come tale necessita di diversi “protagonisti” che assumono, all’interno delle dinamiche vessatorie,  ruoli e funzioni specifiche:

·     Il bullo.  La letteratura e gli studi sull’argomento hanno evidenziato due categorie di bullo che presentano profili e caratteristiche personologiche differenti: il bullo leader e il bullo ansioso;  il bullo leader si caratterizza per l’impulsività, la tendenza a mettere in atto comportamenti aggressivi che non si limitano al rapporto con i coetanei ma vengono estese alla relazione con gli adulti (genitori, insegnanti, educatori ecc.), in genere presentano, in relazione all’età, una significativa prestanza fisica e una scarsa sensibilità nei confronti delle azioni perpetuate; il bullo ansioso si differenza dal leader per la “sensibilità” che dimostra nei confronti dei giudizi  degli adulti ( genitori, insegnanti, educatori ecc.) che spesso hanno il potere di “convincerlo” a rinunciare ai comportamenti vessatori. In generale il profilo psicologico del bullo presenta alcune caratteristiche costanti quali: la scarsa tolleranza alla frustrazione, scarsa modulazione affettiva, bisogno di affermarsi e dimostrare la propria superiorità (effettivamente in alcuni contesti, come quello sportivo, ottengono buone performance), difficoltà generalizzata a rispettare le regole, valutano l’aggressività e la violenza come strumenti “legittimi” per ottenere successo, hanno scarse capacità empatiche (probabile deficit in relazione allo sviluppo della funzione riflessiva) e quindi di immedesimarsi nello stato di sofferenza dell’altro, spesso sono ottimi manipolatori, in generale hanno una buona considerazione di se stessi (anche se vi sono pareri contrastanti circa l’autostima del bullo), presentano un giudizio negativo nei confronti della scuola mentre il rendimento scolastico (variabile da soggetto a soggetto) è destinato a peggiorare con l’età.

    Circa i fattori di rischio che faciliterebbero lo sviluppo della “personalità del bullo”, Olweus (1983) ne individua quattro: 1) carenze affettive significative patite nei primi anni dello sviluppo; 2) stile educativo familiare contrassegnato da eccessivo permissivismo e tolleranza verso le manifestazioni aggressive 3) utilizzo dispotico del potere all’interno dell’ambiente educativo 4) temperamento. Le carenze affettive possono spiegare la strutturazione di uno stile di attaccamento (probabilmente disorganizzato) che non ha consentito al bambino di sviluppare quelle capacità di lettura degli stati mentali ( funzione riflessiva) degli altri e poterne quindi coglierne gli aspetti emozionali ed intenzionali (emozioni, sentimenti, stati d’animo,intenzioni ecc.) necessarie allo sviluppo delle capacità empatiche e alla modulazione delle emozioni. Una riflessione va  anche  fatta in relazione al destino del bullo, spesso, infatti, il bullismo rappresenta la prima espressione di un disturbo della condotta che se non contrastata può evolvere, in età adulta, in un vero e proprio Disturbo Antisociale di Personalità.

·    La vittima. La caratteristica peculiare della vittima  è rappresentata dalla sua fragilità sia fisica ( possono essere presenti gracilità, handicap fisico, obesità, balbuzie, insufficienza mentale ecc.) che psicologica. In genere la vittima appare timida, introversa, estremamente sensibile ed insicura, tende ad auto colpevolizzarsi alimentando, in questo modo, i vissuti depressivi e d’inferiorità; generalmente non ha un buon rendimento scolastico, appare incapace di difendersi e spesso manifesta all’esterno la propria debolezza. Queste caratteristiche rendono la vittima facile bersaglio dei bulli che ne esasperano le eventuali problematiche. Le vittime presentano quindi delle caratteristiche psicologiche come i significativi  livelli d’ansia e l’insicurezza che in qualche modo ne designano il ruolo di “capro espiatorio”; in genere hanno difficoltà ad integrarsi nel gruppo dei pari, hanno una scarsa concezione di se stessi, ridotte abilità sociali, scarse capacità assertive che non gli consentono di fronteggiare le avversità. Anche da un punto di vista fisico la vittima vive una condizione di sofferenza, spesso presenta un fisico gracile che stimola la rinuncia a qualsiasi attività sportiva o competitiva peggiorando la valutazione del Sé. Di solito le vittime non raccontano gli atti di bullismo che subiscono poiché, oltre alla vergogna, temono ritorsioni e vendette che possono aggravare la situazione.

 A lungo andare la vittima può sviluppare una serie di problematiche psicologiche come depressione, ulteriore riduzione dell’autostima, rifiuto scolastico, disturbi d’ansia, isolamento, autolesionismo, somatizzazioni. Una considerazione a parte merita la vittima provocatrice che presenta delle caratteristiche a metà strada tra il bullo e la vittima; in sostanza la vittima provocatrice pur presentando il binomio ansia-insicurezza e altresì contrassegnata da forte diffidenza, reattività e tendenza a provocare il bullo. Queste caratteristiche non sono però supportate da abilità di fronteggiamento, come la vittima passiva, la vittima provocatrice non è in grado di mettere in atto condotte di difesa adeguate. In relazione allo stile di attaccamento è del tutto probabile che la vittima presenta un modello di attaccamento ansioso/resistente caratterizzato da estrema insicurezza e intensa ansia.

·    I gregari. I gregari possono essere considerati le controfigure del bullo, spesso obbediscono e seguono le indicazioni di quest’ultimo; in genere presentano una elevata aggressività, hanno una buona immagine di sé, e godono di buona popolarità. Il loro comportamento potrebbe essere motivato da due ragioni specifiche: da un lato, l’identificazione con il bullo gli consente un immagine del sé “positiva”, vincente e dominante, dall’altro il ruolo di gregario lo protegge e lo distanzia dal rischio di divenire egli stesso vittima.

·    Il pubblico. Questi attori si caratterizzano per il fatto di rimanere periferici rispetto alle dinamiche centrali del bullismo; in genere preferiscono non schierarsi ne con la vittima ne con il bullo privilegiando una condizione di neutralità.

·   I difensori delle vittime.  I difensori delle vittime sono i compagni che in modo aperto e chiaro si schierano a favore della vittima; essi presentano una buona autostima, ottime competenze sociali, elevata assertività,  tendenza a mettere in atto comportamenti pro sociali. I difensori delle vittime rappresentano una minoranza e di solito rischino esse stesse di diventare vittime delle angherie dei bulli.

Dr Gaspare Costa

Approfondimenti bibliografici

A. Del Debbio, E. Di Fiorino, M. Fontana: Mobbing, Hazing, Stalking, Bullismo; una guida pratica, Psichiatria e Territorio, 2009

A chi rivolgersi

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