Il Bullismo
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Definizione di Bullismo
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Principali forme di Bullismo
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Profilo del
Bullo
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Profilo della
Vittima
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I Gregari
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Il
“Pubblico”
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I “Difensori della Vittima”
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Approfondimenti Bibliografici
Definizione del
fenomeno Bullismo
Il Bullismo rappresenta una problematica sociale in forte
ascesa, tanto che negli ultimi anni numerosi episodi del
fenomeno sono balzati alla cronaca attirando l’attenzione
dei mass-media e l’interesse dei diversi attori interessati
al fenomeno (genitori, insegnanti, educatori, pedagogisti,
psicologi ecc.) che, per definizione, si concretizza
all’interno del contesto scolastico. Attualmente il termine
bullismo viene utilizzato per connotare i continui soprusi e
le angherie a cui sono sottoposti i compagni di classe o di
gioco più indifesi. Il bullismo consiste, dunque, nella
messa in atto di comportamenti aggressivi sistematici
(fisici o verbali), o nel tentativo di isolare la vittima,
che il bullo perpetua nei confronti dei soggetti ritenuti
più “deboli”. Per Dan Olweus, uno dei massimi studiosi di
bullismo, un studente viene vittimizzato nel momento in cui
viene sottoposto, ripetutamente nel corso del tempo, ad
azioni offensive messe in atto da uno o più compagni di
scuola. L’analisi del fenomeno mette in risalto alcune
caratteristiche tipiche del bullismo: innanzitutto i
comportamenti vessatori del bullo nei confronti della
vittima non sono giustificati da significativi motivi,
ovvero la vittima non fa nulla che possa “offendere” il
bullo, essa viene scelta per la sua presunta fragilità, per
l’incapacità di difendersi, perché presenta un handicap
fisico o qualche peculiarità che la contrassegna come
attaccabile (gracilità, timidezza, etnia, difetti fisici
ecc.); la sistematicità degli atti di bullismo possono
arrecare alla vittima profonde sofferenze e disagi
psicologici che possono sfociare in problematiche serie come
il rifiuto scolastico, la riduzione dell’autostima che
spesso appare già precaria, attacchi d’ansia, depressione,
vissuti di colpa (paradossalmente la vittima può
colpevolizzarsi), disturbi del sonno, incubi, isolamento,
paura di uscire di casa, somatizzazioni dovute alla
condizione di stress (mal di testa, mal di stomaco o
malessere generale).
Principali forme di
Bullismo
Secondo Olweus (1996), il bullismo si può manifestare in
tre principali forme:
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nel bullismo diretto i comportamenti del bullo si
manifestano e prendono forma in maniera palese, chiara ed
evidente; le tipiche forme di bullismo diretto consistono in
aggressioni fisiche ( calci, pugni, sputi, spintoni ecc.) o
verbali ( insulti, calunnie, derisioni, minacce, ricatti,
umiliazioni ecc.), ovviamente rientrano nella forma del
bullismo diretto la sottrazione o il danneggiamento del
materiale della vittima, la richiesta di danaro o altri
oggetti.
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nel bullismo indiretto la finalità del bullo consiste
nell’isolare la vittima dal gruppo, nel renderla diversa e
farla sentire diversa; le strategie messe in atto in questa
forma consistono nel diffamare, calunniare e ridicolizzare
la vittima arrecando alla stessa un significativo danno
all’immagine sociale.
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il “cyberbullying” è la forma evoluta del bullismo che si
serve della tecnologia per consumare angherie, vessazioni e
umiliazioni ai danni della vittima; rientrano in questa
tipologia la diffusione di video (alcune immagini riversati
su youtube hanno destato sconcerto e perplessità
nell’opinione pubblica contribuendo a far conoscere il
fenomeno su larga scala) che riprendono le vittime mentre
vengono umiliate e/o ridicolizzate dai compagni di scuola.
Nel cyberbullyng si fa ampio uso, sempre con le stesse
finalità, di sms, e-mail, mms e chat.
Gli attori del bullismo
Il bullismo rappresenta un fenomeno di gruppo e come tale
necessita di diversi “protagonisti” che assumono,
all’interno delle dinamiche vessatorie, ruoli e funzioni
specifiche:
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Il bullo.
La letteratura e gli studi sull’argomento hanno evidenziato
due categorie di bullo che presentano profili e
caratteristiche personologiche differenti: il bullo
leader e il bullo ansioso; il bullo leader si
caratterizza per l’impulsività, la tendenza a mettere in
atto comportamenti aggressivi che non si limitano al
rapporto con i coetanei ma vengono estese alla relazione con
gli adulti (genitori, insegnanti, educatori ecc.), in genere
presentano, in relazione all’età, una significativa
prestanza fisica e una scarsa sensibilità nei confronti
delle azioni perpetuate; il bullo ansioso si differenza dal
leader per la “sensibilità” che dimostra nei confronti dei
giudizi degli adulti ( genitori, insegnanti, educatori
ecc.) che spesso hanno il potere di “convincerlo” a
rinunciare ai comportamenti vessatori. In generale il
profilo psicologico del bullo presenta alcune
caratteristiche costanti quali: la scarsa tolleranza alla
frustrazione, scarsa modulazione affettiva, bisogno di
affermarsi e dimostrare la propria superiorità
(effettivamente in alcuni contesti, come quello sportivo,
ottengono buone performance), difficoltà generalizzata a
rispettare le regole, valutano l’aggressività e la violenza
come strumenti “legittimi” per ottenere successo, hanno
scarse capacità empatiche (probabile deficit in relazione
allo sviluppo della funzione riflessiva) e quindi di
immedesimarsi nello stato di sofferenza dell’altro, spesso
sono ottimi manipolatori, in generale hanno una buona
considerazione di se stessi (anche se vi sono pareri
contrastanti circa l’autostima del bullo), presentano un
giudizio negativo nei confronti della scuola mentre il
rendimento scolastico (variabile da soggetto a soggetto) è
destinato a peggiorare con l’età. Circa i fattori di rischio
che faciliterebbero lo sviluppo della “personalità del
bullo”, Olweus (1983) ne individua quattro: 1) carenze
affettive significative patite nei primi anni dello
sviluppo; 2) stile educativo familiare contrassegnato da
eccessivo permissivismo e tolleranza verso le manifestazioni
aggressive 3) utilizzo dispotico del potere all’interno
dell’ambiente educativo 4) temperamento. Le carenze
affettive possono spiegare la strutturazione di uno stile di
attaccamento (probabilmente disorganizzato) che non ha
consentito al bambino di sviluppare quelle capacità di
lettura degli stati mentali ( funzione riflessiva) degli
altri e poterne quindi coglierne gli aspetti emozionali ed
intenzionali (emozioni, sentimenti, stati d’animo,intenzioni
ecc.) necessarie allo sviluppo delle capacità empatiche e
alla modulazione delle emozioni. Una riflessione va anche
fatta in relazione al destino del bullo, spesso, infatti, il
bullismo rappresenta la prima espressione di un disturbo
della condotta che se non contrastata può evolvere, in età
adulta, in un vero e proprio
Disturbo Antisociale di Personalità.
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La vittima.
La caratteristica peculiare della vittima è rappresentata
dalla sua fragilità sia fisica ( possono essere presenti
gracilità, handicap fisico, obesità, balbuzie, insufficienza
mentale ecc.) che psicologica. In genere la vittima appare
timida, introversa, estremamente sensibile ed insicura,
tende ad auto colpevolizzarsi alimentando, in questo modo, i
vissuti depressivi e d’inferiorità; generalmente non ha un
buon rendimento scolastico, appare incapace di difendersi e
spesso manifesta all’esterno la propria debolezza. Queste
caratteristiche rendono la vittima facile bersaglio dei
bulli che ne esasperano le eventuali problematiche. Le
vittime presentano quindi delle caratteristiche psicologiche
come i significativi livelli d’ansia e l’insicurezza che in
qualche modo ne designano il ruolo di “capro espiatorio”; in
genere hanno difficoltà ad integrarsi nel gruppo dei pari,
hanno una scarsa concezione di se stessi, ridotte abilità
sociali, scarse capacità assertive che non gli consentono di
fronteggiare le avversità. Anche da un punto di vista fisico
la vittima vive una condizione di sofferenza, spesso
presenta un fisico gracile che stimola la rinuncia a
qualsiasi attività sportiva o competitiva peggiorando la
valutazione del Sé. Di solito le vittime non raccontano gli
atti di bullismo che subiscono poiché, oltre alla vergogna,
temono ritorsioni e vendette che possono aggravare la
situazione. A lungo andare la vittima può sviluppare una
serie di problematiche psicologiche come depressione,
ulteriore riduzione dell’autostima, rifiuto scolastico,
disturbi d’ansia, isolamento, autolesionismo,
somatizzazioni. Una considerazione a parte merita la
vittima provocatrice che presenta delle
caratteristiche a metà strada tra il bullo e la vittima; in
sostanza la vittima provocatrice pur presentando il binomio
ansia-insicurezza e altresì contrassegnata da forte
diffidenza, reattività e tendenza a provocare il bullo.
Queste caratteristiche non sono però supportate da abilità
di fronteggiamento, come la vittima passiva, la vittima
provocatrice non è in grado di mettere in atto condotte di
difesa adeguate. In relazione allo stile di attaccamento è
del tutto probabile che la vittima presenta un modello di
attaccamento ansioso/resistente caratterizzato da estrema
insicurezza e intensa ansia.
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I gregari.
I gregari possono essere considerati le controfigure del
bullo, spesso obbediscono e seguono le indicazioni di
quest’ultimo; in genere presentano una elevata aggressività,
hanno una buona immagine di sé, e godono di buona
popolarità. Il loro comportamento potrebbe essere motivato
da due ragioni specifiche: da un lato, l’identificazione con
il bullo gli consente un immagine del sé “positiva”,
vincente e dominante, dall’altro il ruolo di gregario lo
protegge e lo distanzia dal rischio di divenire egli stesso
vittima.
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Il pubblico.
Questi attori si caratterizzano per il fatto di rimanere
periferici rispetto alle dinamiche centrali del bullismo; in
genere preferiscono non schierarsi ne con la vittima ne con
il bullo privilegiando una condizione di neutralità.
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I difensori delle vittime.
I difensori delle vittime sono i compagni che in modo
aperto e chiaro si schierano a favore della vittima; essi
presentano una buona autostima, ottime competenze sociali,
elevata assertività, tendenza a mettere in atto
comportamenti pro sociali. I difensori delle vittime
rappresentano una minoranza e di solito rischino esse stesse
di diventare vittime delle angherie dei bulli.
Approfondimenti
bibliografici
A. Del Debbio, E. Di Fiorino, M. Fontana: Mobbing, Hazing,
Stalking, Bullismo; una guida pratica, Psichiatria e
Territorio, 2009